UN POSTO DA VEDERE ALMENO UNA VOLTA NELLA VITA

La Cri - 27 maggio 2016

Di quella giornata non avevamo previsto quasi nulla, se non che era sabato e ci sarebbe stato bel tempo.

Poldina si era svegliata alle 6, con quei suoi due occhi ipnotici che ti guardano. La prendo e la porto in soggiorno per darle il latte. E’ stato lì che ci ho pensato. Mancavano pochi weekend prima di partire da sola coi poldini a raggiungere i nonni rock per tutto il mese di giugno. Dovevamo fare qualcosa di carino, che ci saremmo ricordati. Dovevamo organizzarci per andar a vedere un posto nuovo. Certo, non pensavo proprio quel giorno.

Finito di dare il latte alla piccola esploratrice, preparo i caffè e li porto a letto. Dove lui e il mini-lui dormivano assieme come ogni mattina del weekend. Piano piano lo sveglio e…senza pensarci

– SENTI, MA PRIMA CHE IO PARTA CI RIUSCIAMO A VEDERE CIVITA DI BAGNOREGIO? CHE NE SO, MAGARI IL WEEKEND PROSSIMO SE CI SI ORGANIZZA”

– CHE TEMPO FA FUORI?

– C’E’ IL SOLE

– ANDIAMOCI OGGI!

– INTEDI ORA?

– SI, ORA!

E niente, colazione al volo per tutti, borsa con dentro il kit sopravvivenza Poldico, per una volta a quel paese la routine. Poldina, svezzata da un mese, avrebbe ripreso il latte a pranzo e Poldino una pappa pronta. Non saranno bambini meno felici se per un giorno non mangiano “come si dovrebbe”
Zaino per uno, passeggino leggero per l’altra è via, si parte.
E SHAQUI?
Con noi, ovvio. Il TRAVEL DOG!

E così siamo partiti per questo posto di cui, da brava ignorante sui luoghi d’Italia, non conoscevo l’esistenza. Ne avevo sentito parlare per caso da un’amica un mese prima. Ci aveva detto “E’ un posto unico al mondo“. Dovevamo andarci per il lunedì Pasquetta, ma complice brutto tempo la cosa è saltata e finita dritta nel dimenticatoio, investita da una titanica routine quotidiana di una famiglia con un cane e due bimbi piccoli.

Civita di Bagnoregio, una frazione di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, nel Lazio. A un’ora e mezza da Roma. Abitata da una decina di persone e situata in posizione isolata, è raggiungibile solo attraverso un ponte pedonale in cemento armato costruito nel 1965.  Il ponte può essere percorso soltanto a piedi o con pochi mezzi adattati alle esigenze per la gente che ci lavora. La causa del suo isolamento è la progressiva erosione della collina e della vallata circostante, che ha dato vita alle tipiche forme dei calanchi e che continua ancora oggi, rischiando di far scomparire la frazione, per questo chiamata anche “la città che muore” o, più raramente, “il paese che muore” (finito momento SUPERQUARK)

Così siamo partiti, felici ed entusiasti come bambini. Tutti e cinque, due dei quali avevano tutte le ragioni per esserlo, tre erano infiltrati. La parte del mio cervello che regola, senza mai riuscirci, l’ansia, guardava l’orologio e pensava che saremmo arrivati a filo orario coi pasti dei Poldini. L’altra parte del mio cervello, quella che dell’ansia ne ha piene le palle diceva, “Chissenefrega, intanto arriviamo là, poi vediamo”.

Arriviamo. Ovviamente si può parcheggiare solo in paese, a Bagnoregio. Erano le 11.30. Poldina doveva mangiare. Ma sembrava tranquilla e non ci ho pensato troppo: si va! Cro con Shaqui al guinzaglio e Poldino nello zaino, io con la borsa – survivor – e Poldina nel passeggino.

La città arroccata ancora non si vedeva. Per arrivare al ponte c’era una strada in salita da fare, nemmeno poi tanto breve. La facciamo senza fermarci, anche se la voglia di un caffè era tanta.

C’era il sole, ma il vento era forte, come è solito da quelle parti. Ma fiera di me, mi sono ricordata di aver preso i cappellini per i poldini. Mettiglieli e via: siamo quasi arrivati al ponte. Per arrivarci c’era un bivio. Un omino dei controlli, vedendoci col passeggino ci dice

-“Per voi col passeggino è meglio se passate sulla destra, è più lunga, non si vede niente, ma non ci sono gli scalini da fare”

Ovviamente siamo andati a sinistra. Siamo arrivati a un punto “BELVEDERE” dopo il quale si scendeva per iniziare il ponte e….ecolla là! Che meraviglia!

civita di bagnoregio

Mr.Wolf, risolvo i problemi, si accolla il passeggino con Poldina. Io prendo Shaqui e insieme facciamo gli scalini. Lui sembrava una gru, io una bambina trainata da uno skylift. Sudati e stanchi, e ancora non avevamo fatto il ponte. Prossima volta marsupio, pensavo.

Paghiamo l’ingresso, € 1,50, e iniziamo. Il vento era sempre più forte, la vista sempre più travolgente. Poldino che indicava di qua e di là dal ponte tutti gli uccelli che vedeva, Poldina che provava a togliersi scarpe e calzini, vincendo su di me e rimanendo scalza.

A metà strada stavo per chiedermi che ore fossero. Per Poldina. Ma ormai ero a un punto di non ritorno, in mezzo al ponte. Salita avanti e salita dietro. Non potevo fermarmi.

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L’ultima parte, la più tosta, con una pendenza credo del 7000% (dalla foto non sembra, ma credetemi, è la verità!), la faccio con tutte le forze che mi sono rimaste continuando a chiedermi quanto pesasse Poldina e perché non mi fossi portata il marsupio. Ma anche pensare toglieva spazio alle poche energie che mi servivano. Mi aiuto “legandomi” a Shaqui che va come un treno ed ecco: ARRIVATI! Mi sarei buttata a terra come Tom Hanks in Cast Away quando arriva sull’isola, ma l’idea di rialzarmi dopo non mi convinceva, Rimasi in piedi.

– CHE DICI, CI SIAMO MERITATI UNO SPRITZ?

– DECISAMENTE

Entriamo nel paese, con una piccola strada centrale e tante vie e viuzze laterali. Sembrava essere uscito da una favola medioevale. Anzi, etrusca. Troviamo la piazzetta centrale, chiusa, e incavata nel terreno,  e la chiesa che sia affaccia su di essa: la  chiesa di San Donato.

Ci sediamo a dei tavolini di un bar, che affaccia sulla piazza e decicivita di bagnoregio, piazza san Nicoladiamo di morire lì, con uno spritz in mano. Mentre dò il latte a Poldina, Poldino corre avanti e indietro per la piazza, cantando, ballando e facendo lo zombie con le mani avanti. La sua nuova hit del momento. Finito con Poldina, faccio scaldare la pappa che avevo portato, recupero Poldino, lo metto a sedere come noi grandi sulle sedie DA GRANDI e lui, tutto contento, con mio grosso stupore, mangia tutto in un nano-secondo, per poi riprendere a giocare.

Finalmente l’utilità del passeggino si manifesta in tutta la sua potenza: Poldina si addormenta, cullata dal sole, e da quel po’ di vento, per fortuna non più forte, ma leggero. Il pater poldins, in avanscoperta, trova una trattoria a pochi metri, sempre vicino alla piazza. “LA CANTINA DI ARIANNA” (ottimi i lobrichelli all’italiana: con melanzane, pachino, mandorle, guanciale e pesto).

A pranzo si è verificato l’unico “incidente di percorso”: un Poldino stanco dopo il pranzo e bisognoso di dormire, inizia a fare capricci su capricci. Seduto al tavolo non vuole stare, in braccio seduto su di noi nemmeno, nello zaino, nel quale solitamente vuole stare anche se fermo, non ne parliamo e sul passeggino sta dormendo la sorella…quindi? Quindi abbiamo sfruttato la particolarità di quella piazzetta chiusa: lasciarlo giocare lì. Noi siamo riusciti a mangiare “relativamente” tranquilli e lui ha continuato a giocare a vista lì intorno, facendo amicizia coi turisti stranieri e non.

cantina di arianna, civita di bagnoregio

Quelli stranieri sono stati il meglio. Giapponesi soprattutto che si fermavano a fotografare Shaqui vicino ai Poldini. Non sono riuscita a fare una foto ai giapponesi che facevano foto a Shaqui, ma giuro, era imbarazzante, Sembrava di mangiare accanto a una rock star.

civita di bagnoregio, cantina di Arianna

Finito il pranzo abbiamo girato il paese, percorso i suoi cunicoli e scovato gli scorci più suggestivi. Non sapevo più che ore fossero e poco mi importava. Poldina si era svegliata e Poldino non sembrava più aver voglia di dormire da quanto correva.

civita di bagnoregio

civita di bagnoregio

civita di bagnoregio

civita di bagnoregio

E lì, nascosto dentro una vietta, abbiamo trovato una piccola enoteca. “Profili di Vini“gestita da Rachel, mamma londinese e da Caterina, la figlia maggiore (su 4 sorelle). Un’accoglienza squisita, vini ottimi e un’idea geniale: per ricavare il locale hanno sfruttato una vecchia grotta. C’è il piano terra e due piani sotto, accessibili attraverso delle scale.

Winw Bar profili di vini, civita di bagnoregio.

Una grotta come parete e soffitto.  Una mamma ex british che ha fatto da ottima baby sitter per un Poldino super eccitato e una figlia bella e alla mano che si coccolava Shaqui. E Poldina? Poldina reclamava la merenda. Altro latte, altro giro, altra corsa. Ho cambiato i pannolini a entrambi i poldini mettendo un asciugamano da bidè sull’unico ripiano disponibile accanto a due botti di vino. Eravamo soli per fortuna, perchè la piccola tigre si era sporcata fino alla schiena. Nessun problema: un’ottimo gioco di squadra tra me, Rachel, Poldino e Shaqui.

“Passami la salviettina”

“Passamane un’altra”

“Ora bisturi, ehm no…volevo dire body”

“Magliettina”

Finito! Bravi ragazzi.

Abbiamo salutato quelle che nel giro di un’ora erano diventate quasi nostre parenti e abbiamo fatto un altro giro per il paese, inseguendo Poldino che, facendo da apripista, ha scoperto dietro l’ennesimo angolo, una vista panoramica da togliere il fiato.

civita di bagnoregio

civita di bagnoregio

civita di bagnoregio

Una, due, tre prove d’autoscatto. Uno, due, tre, sospiri romantici e sognatori perdendosi in quella vista e piano piano, a malincuore, abbiamo intrapreso la via del ritorno. Se avessi portato un’altra pappa o un altro biberon, giuro, saremmo rimasti fino al tramonto.

Appena abbiamo rimesso Poldino sullo zaino è crollato addormentato. Poldina sul passeggino invece si è goduta la vista durante la ripida discesa del ponte.

Siamo arrivati stanchi e felici alla macchina e dopo poco più di un’oretta siamo arrivati a casa. Non mi importava più che ore fossero. Ero felice e basta. I miei figli pure. Shaqui con la lingua di fuori e soddisfatto.

Ho fatto una doccia flash a tutti quelli sotto il metro e sessanta, me compresa quindi. Pappa a una e all’altro che, affamati, hanno mangiato in poco tempo. Messi a russare entrambi e poi siamo rimasti noi.

Io, lui, un velociraptor in stato comatoso stravaccato sul suo divano, e una camomilla.

La fine di una bellissima avventura in 4 + 1.

Un posto davvero, come mi disse la mia amica, unico al mondo, invidiato da tutti e che io, lo ammetto con vergogna, non conoscevo. Un posto che davvero andrebbe visto almeno una volta nella vita.

Una giornata come volevo che fosse: da ricordare. Una giornata che rifarei altre mille volte, ma due differenze:

  •  se vogliamo farci una foto di famiglia, niente autoscatto pietoso col telefono messo in equilibrio tra un ramo e uno scoitallolo che ci aiuta. Si chiede a qualcuno come si faceva AI VECCHI TEMPI.
  • Per Poldina porterò il marsupio. Decisamente marsupio. Il passeggino lo lascio per Shaqui.

Evviva i Poldini, Evviva Shaqui il TRAVEL-DOG, evviva non pensare a che ore sono, evviva le giornate-viaggio improvvisate.

 

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