SCUSI SCENDE?

OminoUovo - 17 novembre 2014

Se non sei pendolare non puoi capire.
E per diventarlo a pieno titolo devi aver preso un mezzo di trasporto pubblico almeno per TRE SETTIMANE consecutive ANDATA e RITORNO.
La prima settimana serve a stupirti di tutto quello che il sistema dei trasporti NON ha da offrirti: puntualità, garanzia di servizio, spazio minimo per respirare. La seconda serve per realizzare la situazione e accettare con rammarico l’immutabile STATUS QUO delle cose. La terza serve a farsi furbi, a monitorare orari, coincidenze e tipologie di giornate studiando percorsi tattici sempre più veloci. Alla fine di questo corso sei divento un pendolare PRO.

A Milano per muovermi prendevo sempre la metropolitana. A Roma è un po’ diverso il concetto. Immaginatevi un bottone con quei 4 buchi al centro.

autobus, roma, mammapendolare

Ecco, Roma è il bottone e la X che faresti con quei 4 buchi è la copertura delle linee della metropolitana. Un piccolo punto croce dentro un enorme diametro di stoffa. Due linee, la A e la B, che non riescono a coprire l’intera area. In compenso hanno un talento incredibile nel trasformarsi in VIE D’ACQUA quando piove. (Non dovevano farle a Milano per l’EXPO?).
Di recente, dopo lunghi anni di lavori interrotti a causa di mosaici, acquedotti, terme e anfore trovate a ogni scavo, ha aperto anche la linea C. Ma il ritmo di frequenza pari a quello delle stelle comete e l’orario di fine servizio delle 18,30 non mi permettono ancora di considerarla linea metropolitana.

Di contro, a salvare i pendolari romani, ci sono gli autobus. Tra cui il mio 60 EXPRESS che mi porta fino a ¾ del tragitto e dopo il quale ne prendo un altro qualunque dei 7 che passano. Quasi tutti mi portano al lavoro. Tempo di percorrenza: se c’è traffico un’ora se non c’è (Ferragosto e domenica mattina) 20minuti.

Dopo 6 anni di pendolarismo sono tante le storie che potrei raccontarvi su cosa può succedere dentro o aspettando l’autobus o su quali categorie di pendolari si possano incontrare durante il tragitto e sarà mia premura condividerle con voi. (Felici eh? Dite di sì!)

Partiamo dalla domanda delle domande pendolari: SCUSI SCENDE? Una domanda alla quale nessuno sfugge.

Diverse tipologie di persone possono rivolgerla.

IL CURIOSO
Sei seduto su un posto singolo, assorto nei tuoi pensieri, non intralci nessuno, il “corridoio” dell’autobus è talmente libero che si potrebbe giocare a bowling ma niente, arriva il curioso che la domanda la deve fare a prescindere.

SCUSI SCENDE?
– MACCHECCAZZ!!??
(Traduci: LE RISPONDO SOLO SE HA INTENZIONE DI SCENDERE BUTTANDOSI DAL MIO FINESTRINO).

L’APPRENSIVO
Situazione tranquilla, autobus semivuoto, mancano ancora parecchi minuti e km alla fermata successiva, ma l’ansioso ha paura di non farcela. Ha paura di rimanere per sempre bloccato sul mezzo. Di essere vittima di un atroce sequestro di persona. Ha la famosa ANSIA DA PENDOLARE CHE DEVE SCENDERE e si porta avanti il compito iniziando a chiedere

SCUSI SCENDE?
– MACCHECCAZZ!!?? (Traduci: RELAX! C’è tempo e non ti preoccupare che nessuno ti abbandona qui).

IL TIMIDO
Senti una presenza dietro di te. Ti volti e vedi lui, IL TIMIDO. Cpisci che vuole chiederti qualcosa, ma sembra non avere il coraggio di farlo. Dopo un po’ senti che sta per parlare, ti rivolti ma nulla. Fa finta di sbadigliare. Poi L’autobus si ferma, tu scendi, lui pure. Sei in cammino verso casa e senti ancora la sua presenza che ti segue. Ti volti nuovamente. E finalmente un debole suono arriva alle tue orecchie:

SCUSI SCENDE?
MACCHECCAZZ??!! (Traduci: Che dici? La prossima volta ce la facciamo a chiederlo prima di scendere dall’autobus?)

L’ OTTUSO
Sei in fondo all’autobus, cerchi di ricordarti tutte le mosse di Twister per arrivare alla porta senza dar fastidio a qualcuno. Mano destra sul sedile accanto ma attenta alla parrucca della signora. Piede sinistro in quel buco libero davanti cercando di scavalcare una borsa della palestra incostudita ma attenta alle scarpe del signore. Passo dopo passo (passi che solo tu, l’uomo ragno e un circense cinese sapete fare) sei arrivato. La porta è davanti a te. Forse un po’ troppo. Sei spiaccicato contro il vetro con relativa bocca a pesce che lo appanna perchè qualcuno dietro di te ha seguito la tua scia tipo il ciclismo per non prendere aria in faccia. Stai per perdere conoscenza per mancanza di ossigeno e tac

-SCUSI SCENDE?
-MACCHECCAZZ!! (Traduci: NO SONO SOLO VENUTA A VEDÈ DA VICINO SE QUESTA MACCHIA SUL VETRO SI PUÒ TOGLIERE….CHE ME PASSI IL CILLIT BANG?)

Insomma per concludere, la morale è sempre quella: fai merenda con girella e non importa che tu stia per scendere o meno dall’ autobus, allo “SCUSI SCENDE?” proponi la tua personale faccia da MACCHECAZZ!

Evviva Poldino. Evviva il curioso.

P.s. questo post è stato interamente scritto sull’autobus. Ho chiesto alla signora di fianco di cliccare su PUBBLICA perché io sono appiccicata alla porta aspettando uno SCUSI SCENDE.

7 comments

  1. “Conosco le coincidenze del 60 notturno” cantava il mitico Rino Gaetano, Montesacrino anche lui come noi. E questa canzone è stata scritta 40 anni fa, pensa quante persone hanno fatto quel tragitto che facciamo anche noi!

      1. Ricordo come fosse ieri il giorno in cui morì, con un incidente sulla Nomentana, all’incrocio con viale XXI aprile, proprio vicino alla fermata dove prendevo l’autobus (giustappunto il 60) per tornare a casa da scuola

  2. Cavolo mi era sfuggito il post 🙂 A parte il fatto che mi hai fatto morire con la storia della collaborazione della signora che ha pubblicato il post, resto incredulo nello scoprire che esiste una linea C! E sì che a Roma capito non proprio raramente…

  3. Ahahahaha! Muoio! Se ti può rassicurare, questa domanda sento farmela anche in treno. La prossima volta rispondo “MACCHECCAZZ??!! (Traduci: per una volta che c’è posto sul treno, secondo te mi alzo in piedi per sport?)”.

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