QUANDO ERO PICCOLO

La Cri - 20 marzo 2018

baobab

Mi disegni una pecora per favore?

Una pecora. Come quella che il Piccolo Principe chiese all’aviatore. Ma a differenza del primo a te, Poldino, i Baobab piacciono e pure tanto. “Sembrano mani”, dici sempre ogni volta che leggiamo la storia.


Quattro anni.

E questo è quello ora che so di te

Il verde scuro vince a mani basse come colore preferito del momento. Ieri sera era il giallo.

“Il Piccolo Principe” è la storia che richiedi più spesso. E quando arriviamo alla scena della volpe mi chiedi sempre cosa voglia dire “addomesticata”, mettendomi ogni volta in difficoltà.

Sei emotivo, a volte direi un po’ lunatico. La mattina ti alzi spesso col broncio, mi chiedi sempre se la scuola è aperta o chiusa, e rassegnato al fatto che sia aperta mi chiedi “E oggi cosa si mangia al ristorante della scuola”? Qualsiasi cosa io ti dica, anche inventata perché non ho sotto mano il menù della scuola, rispondi “Ah ok, mi piace!”.

Ti porto col broncio fino al cancello, quando improvvisamente, ogni singola mattina, ti riattivi e inizi a correre chiedendomi di inseguirti. Arrivi al tuo armadietto correndo, ridendo e salutando le bidelle con un sorriso a mille denti.

“E’ sempre sorridente!”

Mi commentano sempre

“Fino a 30 secondi fa era mister LAGNETTA” rispondo sempre io.

Poi togli le scarpe e ti metti le pantofole “ORA LO SO FARE DA SOLO MAMMA”. Un traguardo raggiunto da pochi mesi, a tempi lenti, ma tutto fiero di essertelo conquistato senza aiuti.

Il tuo piatto preferito: gli spinaci. Ne mangeresti a quintalate. Ma in generale mangi tutto e anzi, a volte bisogna nasconderti i piatti degli altri. E pensare che fino ai due anni non solo non mangiavi nulla, ma NON MASTICAVI NEMMENO.

Quando torno dal lavoro mi abbracci. Lo fai sempre.

Sei tanto estroverso con gli adulti, quanto timido e impacciato coi tuoi coetanei. Ti spiavo l’altro giorno, alla festa del tuo compagno. Su quei gonfiabili che faccio fatica a farmi piacere. Loro che salivano, si tuffavano, scendevano. Tu che li guardavi, che timidamente hai provato a seguirli, ma poi ti sei bloccato in alto. Non scendevi. Sei stato lì, sopra quel gonfiabile, a salutare tutti quelli che arrivavano, ma non ti sei lanciato. Fino a che, dopo un po’, sei risceso da dove eri salito. Hai preferito le palline. Poi li hai seguiti di nuovo, stavolta saltavano facendo capriole. Hai provato quasi senza volerlo a fare un salto anche tu ma non è venuto come speravi e sei venuto da me “Sono un po’ stanco mamma”.

Lo so che non era vero, eri appena arrivato. Ti sentivi imbarazzato. Non devi imbarazzarti, bimbo mio. Tu sei Poldino: che si muove benissimo nel mondo che racconta, ma deve imparare a muoversi in quello che vive. Non posso farlo al posto tuo, ma posso darti tutti gli strumenti necessari per farlo al meglio. È il mio compito, bimbo mio.

Hai iniziato a saper nuotare senza braccioli. Ti piace nuotare, me lo dici sempre. E lo vedo. In acqua riacquisti la fantasia. Puoi “volare”, lanciarti e fare quei salti con le capriole che sulla terra ferma ti bloccano.

Sei un bravo fratello a fasi alterne. A volte quando Poldina ti dice che ti vuole bene non rispondi. Quando vuole abbracciarti la scansi. Altre invece la cerchi e la fai ridere. Adesso che sta togliendo il pannolino l’hai presa seriamente e vuoi pensarci tu. Le metti il riduttore e stai lì con lei a dirle “SPINGI SPINGI” e mi dici che vuoi controllare che la faccia tutta. Il “brava” fai fatica a dirglielo, ma quando lo fai si sente che viene dal cuore.

Il tuoi cantanti del momento: Caparezza, Bruce Springteen, Mannarino, Lucio Dalla. Li ascolteresti in loop.

Non ami particolarmente disegnare, ma ami osservare chi lo fa. E chiedi spesso di disegnare pecore, lupi, squali, spiderman e “cattivi”.

Non sei un pioniero in cerca di avventure anche se ti piace esserne travolto. Ma ami tanto ascoltarle e soprattutto raccontarle. Un narratore meraviglioso.

Mi racconti poco della tua giornata, quasi niente. Ma parli tanto, tantissimo, quando giochi.

Il tuo gioco preferito prevede sempre dei personaggi. Che siano macchinine, pupazzi, omini di legno o supereroi. Li fai parlare tra loro e la storia va avanti senza fine. La Storia Infinita versione Poldino.

Ultimamente hai iniziato a raccontare storie anche a me. Solo quelle “spaventose” però.

– Mamma vuoi sentire una storia spaventosa?

– Dimmi!

– Quando ero piccolo un giorno…

Le tue storie spaventose iniziano tutte cosi: col QUANDO ERO PICCOLO.

Di spaventoso hanno poco. Una volta quando eri piccolo eri solo in una foresta in Russia e Shaqui ti accompagnava. Un’altra volta eri Spiderman ma poi si era “scaricata” la ragnatela e avevi smesso di farlo Un’altra volta mi hai raccontato di essere stato in una foresta e di aver incontrato, in sequenza, un gorilla buono, un cattivone buono…e Massimo Ranieri. Quest’ultimo ti sgridò e se ne andò. Ad oggi rimane la storia più spaventosa tu mi abbia raccontato.

Ma quello che di spaventoso c’è davvero è realizzare che hai quattro anni e che puoi già dire “QUANDO ERO PICCOLO”.

La prossima volta che diventi grande, per favore, avvisami prima.

Tanti auguri Poldino Narratore

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