PROGRESSI e TRAGUARDI

La Cri - 30 settembre 2016

kids, park, villa de angelis

Il tempo sta passando, i ritmi cambiano e i Poldini crescono. E di progressi in questo mese ne abbiamo fatti un po’ tutti nella famiglia ShaquiPoldis.

 

POLDINO

Due anni e mezzo fatti da poco. Dal non voler masticare ed esser poco interessato a qualsiasi tipo di alimento è passato al supplicare la pappa in toni disperati. Al nido l’hanno messo al tavolo coi mangioni e forse, per emulazione, è scattato qualcosa in lui del tipo “O mangi o questi te se fregano il piatto tuo”. Abbiamo scoperto che adora il merluzzo, la pizza, il supplì e…lo sciroppo per la tosse.

Canta “GIRO GIRO TONDO” in maniera tutta sua. Balla “LA BELLA LAVANDERINA” , ma al “dai un bacio a chi vuoi tu” scappa a gambe levate. Parla di sé in terza persona quando vorrebbe il ciuccio o pensa che un gioco sia suo: “LA PALLA DI ANDEA”, “IL CIUCCIO di ANDEA”.  E quando vuole nascondersi si mette le mani sugli occhi, pensando quindi che se lui non ti vede tu non vedi lui. “DOV’è ANDEAAA?”. Gli piace la musica, quella jazz, quella reagge, quella rock e quella di Winnie the Pooh. Così, per variare. Balla ogni volta che sente delle note e invita tutti a ballare con un imperativo “BALLAA!” Ecco, stiamo cercando di insegnargli il “Per favore”. Va al nido correndo felice, e quando lo vado a prendere corre felice verso me, mi supera, e va dritto a toccare la parete vicino alla porta ” ECCO ANDEAA”. E mentre aspetta che mi portino anche Poldina e che mi aiutino a metterla nel marsupio lui che fa? Accoglie gli altri genitori e nonni venuti a riprendere il proprio pargolo con un sonoro “LA PALLA NON C’è PU”. di quale palla si tratti e dove sia finita ogni volta, non si sa. Ma si mettono tutti a cercarla.  La sua ovviamente, è sempre con me. Adora giocare a palla. E’ la prima cosa che fa dopo la colazione, l’ultima prima di andare a letto. Temo un precoce abbandono di studi a favore del pallone. Già vedo i titoli “ABBANDONA IL NIDO PER GIOCARE A CALCIO”. Ma a dire il vero gioca anche a basket e a beseball. Fa di quei lanci. Io tifo per il baseball. Sceglierà Shaqui per lui.

POLDINA

Lei col cibo non è mai stata un problema. Quella se magna me, te e tutto il frigo masticando con quei due denti che spuntano. Gattona da quando ha compiuto 8 mesi. Più che gattonare prende a schiaffi il pavimento. E’ una bimba dalle maniere “RUDI”. Non accarezza, te da ‘na pizza. Non ti dà il bacino, ma ‘na testata. Non si sdraia sul lettino, fa un carpiato all’indietro. Tenta i primi passi appoggiata a sedie o camioncini. L’inserimento al nido è passato veloce e indolore. Mi han detto che fa ridere gli altri bambini e li traina nelle sue avventure spericolate. Si mette in piedi, canta e aspetta che rispondano a suon di versi. Mi immagino la scena come un rave party dei neonati. Tiene testa al fratello in fatto di presa di possesso dei giochi. Abile ladra di ciucci, di calze e di merende. Ancora più abile poi a far perdere le loro tracce. Tipa da sonno leggero, anzi, leggerissimo. Un maestro Ninja con lei si arrenderebbe. Il più delicato dei rumori la sveglia. Parlicchia. Dice “CIAO” in brasiliano “CIAU”. Dice “SHAQUI” senza la q. Dice “MAMMA” quando ha fame. Siamo ancora lontani però dalla bimba prodigio figlia dell’amica della cognata della mia cuggina del “me l’ha detto la vicina” che a 6 mesi dice “FOSFORSESCENTE”.

SHAQUI

Tre anni e mezzo. Ormai un adulto. Maturo, responsabile, diligente e “shaquiiiiii lascia quella ciabatta”, ancora amante di scarpe e ciabatte. Educa i Poldini, non gli rompe le palle, in senso letterale dico. Le palle dei Poldini sa che non vanno distrutte o mangiate. Per sfuggire alla tentazione, ogni volta che Poldino parte con “PALLAAA” Shaqui fa finta che la palla non esista. Tipo Matrix “La palla non esiste, è tutta una finzione. La palla non esiste, non è mai esistita”. A volte ci riesce eh, a volte. Ancora amante di mele. Anche lui però, come Poldino, non le mastica, le ingoia. Costringendo me a tagliargliele a pezzettini piccoli. Ora piano piano sta imparando. Corre ancora veloce come una pantera quando lo lasciamo sciolto al parco. Sulle frenate deve ancora migliorare. Ancora amabile con le persone, ancora di più coi bambini. Coattello de borgata invece coi cani maschi. Si deve giocare come dice lui. Quindi niente annusate di dietro, niente alzate di pelo, e se entra in gioco una palla, sia chiaro, dev’essere sua. Quindi insomma, la domanda delle domande “IL SUO è MASCHIO??” Per noi è fondamentale.

CRO

Sta migliorando lo ammetto, nel suo ruolo di bispapà. Gli orari si son ridotti a scapito mio, ma quelli che ha li passa egregiamente. Momenti da commozione a volte. Mentre metto a letto Poldina lui, di là, in sala a luci spente che racconta favole inventate sul momento a Poldino. Oddio certo, alla terza volta la favola era sempre la stessa e riguardava un condizionatore. Ecco perché gli ho messo sul comodino un libro di fiabe; magari le ripassa. Ha inventato la danza del sale con Poldino: salticchiano con le saliere in mano tipo maracas. e la danza delle testate con Poldina: e niente, con lei vai di testa o nulla.  Con me? E’ ritornato a farmi ridere come faceva una volta. Mi mancava così tanto.

IO

Non ho particolari aggiornamenti o progressi da raccontare.  Si, sto cercando un lavoro compatibile con gli orari poldici e mi rendo conto che gli unicorni sono più facili da trovare forse, ma sono fiduciosa e qualcosina da casa già la sto facendo. Uno di traguardo però c’è, per me importante. Dare più spazio alla vita vera e meno a quella “social”. Quella del telefono, di Facebook, di Instagram e di tutto il cucuzzaro. Una cosa recente, ma sto progredendo a grandi passi. Passare ore a passeggiare con un’amica a parco, perdendosi in un bosco, senza tirare fuori il cellulare. E’ stato bellissimo. Passare un aperitivo con una coppia di amici ascoltando i loro racconti senza perderti passaggi di discorso perché “oh scusa, devo leggere un commento”. E’ stato bellissimo. Farsi rimproverare da tuo figlio perché avevi tirato fuori il telefono mentre giocavi a palla con lui. Sentirlo dire “TACCA, METTI IN TACCA” e capire che voleva lo rimettessi via, in tasca. E’ stato straziante.  Mi ha insegnato molto. Ed è stato bellissimo.

 

Per questo sto scrivendo un po’ di meno e di getto. Perchè ho una vita che mi aspetta. Quella che dicono “sia una sola”.

 

Evviva i Poldini, evviva i progressi.

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