POLDINO, IL PICCOLO COMICO

La Cri - 27 ottobre 2016

Sta crescendo a vista d’occhio. Fisicamente e mentalmente. Quel bambino che fino a un anno fa mi svegliava facendo cucù dal lettino, ora dorme in un letto “da grandi” dove può salire e scendere da solo. Spesso sono io che lo sveglio, a fatica, perché non è un amante delle alzatacce. Altre volte, come stamattina, è lui che si sveglia, ci guarda, ride e viene da noi.

Ride quasi sempre. I capricci non mancano, ma per la maggior parte del tempo è un tipo che ride. E soprattutto è un tipo che FA RIDERE. C’è chi ha il piccolo chimico. Io ho il piccolo comico.

E lo devo ammettere, è divertente davvero.

Mi fa ridere quando commenta le favole che gli racconto o le immagini dei libri che leggiamo. Se c’è qualcosa o qualcuno che cade, che scompare, o che si fa male interviene con un empatico

“OHNNNO! OHNNNO!”

La stessa cosa quelle sere durante le quali la preparazione della cena va per le lunghe e mentre aspetta guarda i cartoni. Paperino è scivolato? Il dinosauro si è fatto male? “GUADDA! OHNNNNOOO”. E te lo dice con tutto il sentimento in corpo. Ti guarda per capire se poi in qualche modo la cosa “si aggiusta”. E quando si aggiusta, quando i personaggi delle favole si rialzano, ricompaiono,  e il dinosauro ritorna a ridere, ride pure lui, di gusto dicendo

“ECCO! ECCOLO!”

Mi fa ridere quando corre per i parchi. Lo fa quando meno te lo sapetti. Quando magari vi siete appena fermati, o quando volevi fargli vedere una cosa che pensavi potesse interessargli. Ti giri e lui è già lontano che corre. E quando corre lo fa agitando anche le mani e braccia. Mi sembra uno di quei pupazzi gonfiabili che salutano con le braccia lunghissime.

Mi fa ridere quando lo riprendo o lo sgrido perché ha combinato qualche guaio. Ha tre livelli di reazione quando succede. Prima cerca di cambiare discorso mentre gli sto parlando. Indica qualcosa. la prima che gli capita sott’occhio e mi chiede stupito

“UH MAMMA GUADDA, COSSS’É?”

Con ottocento esse. Lo dice recitando benissimo la sua curiosità, anche se magari sa perfettamente di che cosa si tratti. Lo fa apposta per smorzare la tensione. Sa che mi fa ridere il suo modo di dirlo e continua, “COSSS’É?” “COSSS’É?”. Se vede che non funziona, che sono ancora seria e la sgridata non è finita, passa al livello successivo: guarda in alto, in un punto indefinito in cielo o sul soffitto, sbirciando ogni tanto il mio sguardo, per capire se sto facendo sul serio o no. E poi si passa al terzo livello, quando capisce che sì, sto facendo sul serio. Parte con il labbruccio all’ingiù e gli occhi che si chiudono. Ogni tanto li riapre per vedere se mi sta intenerendo e se non riesce, prova a sorridermi. Vuole a tutti costi che io rida. Se ancora vede che non funziona, richiude gli occhi e riparte il labbruccio. Ma non piange, non emette suoni. Sta così e aspetta che mi passi.  E niente, alla fine, mi metto a ridere.

Mi fa ridere quando vuole a giocare a nascondino. Per Poldino il concetto è semplice: se lui non ti vede, tu non vedi lui. Quindi basta che si copra gli occhi con le mani, o che nasconda la testa (e la testa soltanto) dietro uno scatolone, ed è fatta. E’ nascosto. E per enfatizzare questa sua abilità chiede pure ad alta voce

“DOV’è ANDEA? MAMMA, DOV’è ANDEA?”

Aspetto ancora qualche anno, poi gli dirò che il sonoro può essere un ostacolo se si gioca a nascondino.

(Qui sotto un esempio del poldonascondino, con e senza scatola. Lui non ti vede ergo tu non vedi lui)

nascondino, peekaaboo

 

Mi fa ridere quando fa gli agguatini alla sorella. La avvisa prima dicendo

“GIULIA, IL LEONE!”

e parte, a gattoni, fermandosi ogni tanto per fare “GRRRR” imitando gli artigli con la mano. Ci manca il boa piumato e sarebbe perfetto. La cosa divertente è che lo fa lentamente, per mettere più ansia. Troppo lentamente. Talmente tanto che nel frattempo Poldina se ne è andata  e ha già fatto 6 giri di casa. Alla fine è lei che gli spunta da dietro facendogli “BU!”.

E poi mi fa ridere quando si arrabbia col mondo. Quando lo fa reagisce con un “NON VOGLIO” anticipato da quello che hai appena detto. Ad esempio, ho appena detto “Dai, facciamo il bagno” e lui parte

“NO, BAGNO NON VOGLIO”.

Parlo con la sorella e dico “Dai Giulia, vieni che togliamo il body” e lui parte con un

“NO, IL BODY NON VOGLIO”.

Parlo a caso, canticchiando tra me e me “C’era una casa molto carina senza soffitto e senza cucina” e lui parte con un

“NO, LA CASA CARINA NON VOGLIO”.

E via così. Una volta, sfruttando questa suo istinto a ripetere le cose quando è arrabbiato, ho approfittato di un suo momento particolarmente nervoso e ho iniziato a contare fino a dieci. Pare abbia 
funzionato. Dopo ha detto

“NO, UNO DUE TE ATTO CINCHE SEI OTTO DIECI NON VOGLIO” .

Ha mancato il sette e il nove, ma ha contato! Posso sempre sfruttare questo metodo negli anni a venire.

E infine mi fa ridere quando si arrabbia con la sorella. Tutto iniziò qualche tempo fa, quando Poldina entrò a gamba tesa nella fase “AFFERRO COSE-MANGIO COSE”. Prendeva i giochi di Poldino e non li lasciava. Il fratello tentò in tutti i modi di riprendersi i suoi giochi, ma la presa a tenaglia di Poldina era troppo forte. Quindi ha pensato bene di provare a morderle la mano. C’ero io quando ho visto la scena. L’ho sgridato subito e si è fermato ancor prima di iniziare.  Capitò altre due o tre volte, magari anche non per riprendersi un gioco, ma semplicemente perché secondo lui le aveva dato fastidio. In tutte c’ero sempre io e in tutte l’ho sgridato seriamente.

Adesso ha capito. Ma la cosa straordinaria è che non ha smesso di farlo. Ha semplicemente cambiato il modus operandi. Ovvero, capita che bisticci con la sorella? Iniziano a litigare per una pallina o una macchinina? Lui che fa? Tocca la mano di Poldina, poi si porta le dita vicino alla bocca e dice “GNAM!” Insomma…fa finta di morderle la mano.  PARLIAMONE, VI PREGO. Come il giochino in cui si fa finta di prendere e mangiarsi il nasino. Lui fa la stessa cosa con la mano della sorella; la tocca e fa finta di mangiarsela. Ma lo fa da arrabbiato eh? Lo fa seriamente e pure convinto. Insomma, l’affronto lo lancia, ma non le fa male. LITIGA DA GENTILUOMO. In tutto questo Poldina lo guarda come per dire “MBEH? CHE ERA STA COSA? MA FAI SUL SERIO? NO SCUSA RIFALLO CHE MI PIACEVA”

E quando capita di assistere a questa scena mi viene proprio da ridere. Ridere tanto, in modo tenero e nostalgico. Un tipo di risata che vorresti fare sempre, ancora e ancora, per anni e anni. Una risata che fai sperando il tempo si fermi lì, in quell’istante, e che rimanga con per te ancora un po’.

 

Evviva i Poldini , Evviva le litigate da gentiluomo.

 

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