POLDINA, LA LEGGENDA DEL PARCHETTO

La Cri - 29 marzo 2017

Si narra di una bimba, dagli occhi di ghiaccio e dal cappello perenne, capace di fare cose che voi umani…

Si narra di una bimba, dal colore di capelli indefinito e che nessuno ha mai visto in effetti, nascosti sotto quel berretto, in grado di fare cose al parchetto che voi mamme…

Si narra di una bambina, che si fa chiamare Poldina, che quasi ogni giorno raggiunge un’area della riserva dell’Aniene insieme ai suoi aiutanti. Dicono siano la mamma e il fratello.

Questa bambina, una volta dentro al parchetto autogestito, dà inizio alle danze e scatena il suo show.

Scivoli altissimi, scale appese all’albero, ponti tibetani che nemmeno i quattrenni riescono a fare, sono il suo pane quotidiano. Se li gestisce da sola. Guai ad aiutarla.

Gruppi di treenni che si contendono un gioco presi d’assalto da lei e dalle sue mani. Lei che si butta nella mischia, non la vedi più, e poi esce vittoriosa con in bocca il gioco conteso.

Una bambina che insegue i bimbi in bicicletta. Un po’ correndo, un po’ recuperando una spider scegliendola tra mille tricicli e no, quello rosa te lo piji tu.

playground

Una bimba che sa quello che vuole e che si sporca le mani per ottenerlo, letteralmente .  Che prima di provare un gioco e capire quale strano oggetto abbia trovato lo deve “assaggiare”. Inutili i “NOOOOO” corali provenienti dal pubblico genitoriale antistante.

Una bimba che si fa male, che fa capitomboli e voli senza rete. Una bambina da cardiopalma per qualsiasi genitore, che assiste, scioccato e titubante, alle sue acrobazie. Che cade in tutti i modi, inciampa sulle radici e atterra in posizioni non concepibili dal corpo umano. Tutto questo sotto gli occhi dei due aiutanti e degli altri genitori, tutti spaventati credendo che questa volta era davvero “brutta”. Ma lei niente, piange per rito i suoi 5 secondi, si rialza e riprende le sue mirabolanti attività ginniche. Senza colpo ferire. Ecco, magari un biscotto di consolazione quello sì.

Si narra di una bambina, detta Poldina, che arriva al parchetto correndo, gioca correndo, cade correndo, mangia correndo e se ne va via…piangendo.

Si narra di lei in un modo che nemmeno il nuovo caso editoriale, “STORIE DELLA BUONANOTTE PER BAMBINE RIBELLIE”, saprebbe raccontare.

Si narra di una bambina, che non sa dire il suo nome, ma chiede ” DOVE ANDIAMO?” a ogni mamma del parchetto. Una domanda per lei spontanea e che sorprende l’interlocutore.

Si chiama Poldina, o almeno così gli aiutanti la chiamano, e non ha nulla in contrario se per emergenze “altro figlio” la devi lasciare un attimo da sola, chiedendo a nonni, tate o mamme che son lì di darle un’occhiata. E quando la grande aiutante torna, lei, impassibile ti guarda come per dire “AH ERI ANDATA VIA? NON ME NE ERO ACCORTA”.

Al parchetto si narra di Poldina, quella bimba che tutti osservano con occhi sbalorditi. Una piccola circense, non tanto monaca amanuense. Quella bambina che provoca in tutti lo stesso dubbio, al quale deve sempre rispondere, l’aiutante più grande:

 

“SCUSA, MA QUANTO HA?”

Non ha ancora un anno e mezzo.

 

Evviva Poldina, Evviva le leggende.

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