LA NEOMAMMA – livello avanzato

La Cri - 9 febbraio 2015

All’inizio sei una RAGAZZA INCINTA, sei contenta e spaventata al tempo stesso, vorresti goderti la gravidanza e pensare piacevolmente al bambino che verrà, ma avvertimenti intimidatori al limite del terrore psicologico un po’ ti frenano. Dalle notti che non avrai più, al dolore del parto, alla vita intima azzerata. Tutte cose piacevoli da sentire insomma. Sembri vagamente una condannata a morte che cerca comunque di godersi il suo pancione.

Poi succede: diventi mamma. Partorisci e dopo qualche giorno se ci ripensi non sai nemmeno tu come hai fatto a tirar fuori un piccolo essere umano da quello che era , (ed è ancora?) il tuo corpo. Un dolore che non si può spiegare o capire (forse un po ‘ ci ho provato io) se non lo vivi. Dopodichè, presentazioni del nuovo nato, abbracci, baci, visite parenti, quelle per le quali devi fare affidamento al TRAINING AUTOGENO per uscirne viva, poi dopo circa dieci giorni inizia l’avventura vera. TU E LUI SOLI. Tu che non sai niente di bambini e il TUO BAMBINO che non sa niente di TE. Passi di livello: sei una NEOMAMMA. Con mille domande e zero risposte,

– Oddio perché adesso piange?-

-Perchè non ciuccia?-  

Fa la cacca verde. E’ alien?

-Sta tutina da dove si infila? E perchè mi avanza un bottone?-

NEOMAMMA(photocredits: flickr)

Sei alle prime armi, alle prime esperienze. E ti chiedi perchè tutta quella attenzione che avevi avuto PRIMA del parto non ce l’hai ora. Insomma, NOVE MESI tra corso pre-parto e visite. Tutti a chiedermi se sto bene, se sono riposata, se ho bisogno di qualcosa quando alla fine Poldino se la autogestiva beatamente lì dentro e dopo? Dopo che DAVVERO hai bisogno di un TUTOR, un corso o un SOFTWARE alla Matrix che ti microchippa dentro tutte le abilità di una MAMMA, DOPO CHE NASCE? Vorresti essere come Neo, invece sei Neo…mamma. Nonni o non nonni, aiuti o non aiuti, sei comunque in modalità –IO, SPERIAMO CHE ME LA CAVO

Ma poi arriva il momento in cui anche la fase della NEOMAMMA finisce. Passi di grado, fai uno scatto, ti danno una promozione. Vedetela come vi pare.  Non sei ancora MAMMA PROFESSIONISTA e non sei nemmeno una MAMMA AVVIATA, sei semplicemente una MAMMA NEOASSUNTA. Come se fosse un lavoro, hai passato il periodo di prova e ora ti hanno assunto. CONTRATTO A PROGETTO, ovviamente. Un po’ per la crisi, un po’ perchè il progetto c’è davvero: progetto Poldino.

Ma come capire che lo stage è finito? Quand’è che capisci di essere passata di livello. Qui vi spiego come l’ho capito io:

  1. La parola “multitasking” inizia ad avere un significato reale. E no, non vuol dire MOLTE TASCHE come il tuo cervello maccheronico vorrebbe farti credere. Vuol dire riuscire a rispondere a tua cugina che ti sta chiamando al telefono, riuscire ad ascoltarla, riuscire a capire cosa dice, riuscire a darle consigli ragionevoli con argomentazioni ragionevoli, tutto questo mentre con una mano stai intrattenendo Poldino con un pezzo di stoffa colorato per farlo giocare e con l’altra stai cercando un fazzoletto nella borsa per pulire la pappa che hai sulla giacca. Ah si, Shaqui in tutto questo mi guarda, fa un filmato e manda tutto a VOYAGER per la puntata -COME è POSSIBILE CHE QUESTA DONNA NON SI SIA ANCORA ACCORTA DI AVER MESSO LA MAGLIA AL ROVESCIO?-
  2. Tra te un giocoliere e la bella lavanderina c’è sempre meno differenza. Se i primi tempi impallidivi vedendo la testa poldica molleggiare di qua e di là e pensavi tuo figlio fosse un invertebrato, ora hai capito la dinamica fisica che lo costituisce e riesci a prenderlo in modalità PALLONE DA RUGBY, fargli fare due o tre piroette, lanciare Pluto a Shaqui (PLUTO, ricorda Cristina, PLUTO, no Poldino), fare un salto, farne un altro, fai una giravolta, falla un altra volta, SHAQUI GIÙ, POLDINO SU,  e dare un bacio a chi vuoi tu.
  3. Le tue orecchie si sono sensibilizzate ai vari modelli di pianto poldico. C’è il pianto da fame, preciso come un orologio svizzero, di solito appunto ore pasti. C’è il pianto del datemi rettaEHI, HOUSTON ABBIAMO UN PROBLEMA: SI DA IL CASO CHE SIA RIMASTO INCASTRATO CON UNA MANO SOTTO LA MIA PANZA E NON RIESCO A GIRARMI DAL PESO DELLA MIA CICCIA. FATE QUALCOSA? MI METTETE A DIETA?”. C’è il pianto della mattina quando si deve svegliare. Quello che farà credo per tutto il resto della sua vita come tutti noi. C’è il pianto del non voglio che mi vesti.  No, non c’è verso, a Poldino non piace essere vestito. vuole stare nudo: TOTAL NUDE, NATURAL LOOK. C’è il pianto prepotente da “RIDAMME IL GIOCO, SUBITO, E NESSUNO SI FARÀ DEL MALE”. E per ogni pianto, a seconda di quello che stai facendo nel frattampo, sai come devi reagire senza andare nel panico. E poi ci sono le risate, diverse a seconda dell’occasione. C’è la risata del motore a scoppio: “KAH KAH KAH” proprio con la kappa: e di solito la fa quando è soddisfatto di una cosa. Quando prende una pallina, quando svomitazza sul pigiamino pulito, quando mi ruba gli occhiali da sole e me li rompe. E più la fa più gli piace sentirsi e la emette di nuovo. “KAH KAH KAH KAH KAH“. Poi c’è la risata a risucchio. Non so trovare un’onomatopeica che possa rendervi esattamente l’idea del suono che fa, ma è tipo quella di ANACLETO:

    A seconda di ogni pianto ed ogni risata la mamma neoassunta non va nel panico ma sa esattamente come comportarsi: se lasciar correre, se consolare subito, se provare a far capire che no gli occhiali non sono un gioco, se chiamare i GHOSTSBUSTERS.

  4. Il cambio pannolino diventa sempre più una sfida con te stessa per essere il più veloce possibile e possibilmente con meno vittime possibili. C’è quella cacca subdola, che sale dietro la schiena e rischia di sporcare body e maglietta ma tu giochi d’anticipo: prendi poldino da sotto le ascelle, lo sdrai di lato evitando possibili effetti SPLAT  e come un ingegnere alle prese con potenti armi chimiche, pulisci  lavi e ricambi. Tutto in tempo record. E se all’inizio, da neomamma, per capire se l’aveva fatta o meno lo annusavi come un segugio, ora non ne hai più bisogno: 1) perché adesso fa proprio un verso mentre la fa. Un verso di sforzo e e soddisfazione al tempo stesso. Le guance gli diventano rosse e l’occhio si perde verso un punto indefinito. 2) perché ci sono degli orari merdolini che hai imparato a capire. Sai ad esempio che la fa la mattina, proprio prima di uscire. Quindi ti vesti, ti cambi  e aspetti l’ultimo minuto prima di cambiarlo. Le poche volte che non lo fai perché sei terribilmente in ritardo…non vieni risparmiata.
  5. Ora sai i nomi delle maestre dell’asilo nido e non le chiami più: LA CUOCA, LA REGHEZZINA, QUELLA DEL MATTINO, QUELLA CON GLI OCCHI CINESI. E quando suonerai al citofono succederà questo:

– Si, chi è?
– Sono la mamma di Cristina
– di chi?
– No cioè…sono Andrea..no, sono Cristina la mamma di Pol..no Andr
– Insomma chi è?
SO’IO APRI.
-OK

Perché di certezze ce ne sono poche nella vita. E rispondere “IO” al “CHI È” del citofono è una di queste.

Ecco dunque perchè non mi sento più una NEOMAMMA.

Penso anche però che NEOMAMMA in realtà lo sarò sempre. Per ogni situazione nuova e mai affrontata che vivrò con Poldino. Sarò neomamma quando (e SE ) metterà il primo dentino, quando dovrò consolarlo alla sua prima caduta, sperando che esista ancora il MERCURO CROMO che più lo metti più sei un bimbo RAMBO, quando lo accompagnerò al suo primo giorno di scuola, quando conoscerò il suo migliore amico, quando non vorrà fare i compiti, quando dovrò spiegarglieli io (ODDIO LATINO!), quando vivrà la sua prima storia d’amore, quando sarà teso per un colloquio, quando mi dirà “ti voglio bene” per la prima volta, quando avremo la nostra prima litigata.

Finché lui sarà mio figlio io sarà sempre una NEOMAMMA.

così è, se vi pare. E a me pare.

Evviva Poldino, Evviva dire “SONO IO ” al citofono sempre e comunque.

16 comments

  1. Ho imparato a conoscerti tramite mio marito (Lello, quello de Il punto di Lello) ed è veramente un piacere leggerti! BRAVA! Una bis-neomamma!

    1. Grazie Julienne (che nome dolcissimo da da pronunciare!). Il piacere è tutto mio invece. Tu e tuo marito siete fortissimi e sembrate davvero una splendida famiglia!

  2. Ho riso troppo! Grazie a Ellisteller che lo ha segnalato 😉 adesso leggo il resto del blog. Viva l’insostenibile leggerezza di essere mamme! (Mi e’ uscito troppo bene, mi sa che me lo gioco come titolo di post). La tecnica del cambio pannolino laterale la proverò, io quando temo lo sguarabush sulla schiena la spoglio in piedi 😀

  3. Bel post! Mi ha fatto ricordare i vecchi tempi e mi ha fatta davvero sorridere, perché tutto è esattamente come lo hai descritto! Grazie… ☺️☺️

  4. Non avevo visto che era un post di un anno fa, quindi adesso è cresciuto! Comunque mi hai fatto ridere da matti… “l’occhio si perde verso un punto indefinito” di quando caga e la sapienza di cambiarlo solo appena prima di uscire perché ormai conosci i suoi orari di m… sono osservazioni decisamente acute! 😀 E anche il privilegio del SONO IO al citofono: sai che non ci avevo mai pensato, insomma in verità anche se scherzi hai detto una cosa saggissima

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