6 LUNGHISSIMI INTERMINABILI GIORNI

La Cri - 3 dicembre 2015

6 lunghissimi interminabili giorni in trasferta. Una trasferta che sinceramente avremmo preferito evitare, ma era necessaria. Per alcuni esami poldici io e il piccolo toddler siamo stati 6 giorni in un ospedale. Niente di preoccupante, solamente la statura poldica sembrerebbe aver bisogno di una spinta, un po’ come Messi diciamo. Un ospedale all’avanguardia ma che, seppur pediatrico, non è il massimo del divertimento per un bambino. Se poi il bambino in questione ha un anno e mezzo, ha imparato a CORRERE, a dire di NO in tutti i modi in tutti i luoghi e in tutti i laghi e a far valere il suo punto di vista a tutti i costi potete solo lontanamente immaginare quanto possa essere stato “facile”.

6 lunghissimi interminabili giorni. Io e Poldino. Poldino e io. A stretto, strettissimo contatto, per un’avventura non proprio entusiasmante. 6 lunghissimi interminabili giorni lontani da Poldina, da Shaqui e da Cro.

“Shaqui, mi raccomando, pensaci tu” ho detto.

Con una zampa sua e una mano della nonna romana se la sono cavata.

E così siam partiti, stanchi e un po’ spaventati, vero Poldino?

ospedale bambin gesù6 lunghissimi interminabili giorni. Che ho dovuto affrontare trovando e pescando idee dal mio cervello per farti star tranquillo negli infiniti momenti morti e in quelli nei quali c’era bisogno di collaborare coi medici. Avoja a portare giochi su giochi. Quasi del tutto intuile. Dopo 20 minuti VITO il CACCIAVITE ti aveva rotto le palle. Allora prova con LELLO IL MARTELLO. 20 minuti ed eccallà: lo butti. Allora prova con l’orsetto: nemmeno gli hai dato il tempo a sto povero gioco che già era finito per terra. Passi alle matite colorate e al block notes che fai diventare lavagnetta. dopo 10 minuti le matite sono tutte per terra e il block notes..a proposito, che fine ha fatto il block notes? Allora INVENTATI QUALCOSA MAMMA! La giornata è ancora lunga! Ed è così che frugando nella borsa fai diventare un’insignificante agendina con l’elastico un gioco divertentissimo per passare il tempo: apri l’agendina, chiudi l’agendina. Apri l’agendina, chiudi l’agendina. Cammina con l’agendina, fai volare l’agendina. E dopo l’agendina è il turno del micro shampoo, quello formato viaggio. Svuotato e diventato un mega smartphone pieno di applicazioni. Pronto? Pronto? Poldino sei tu? Che fate? Ndo state?  E dopo lo shampo c’è il pacchetto di fazzoletti. E dopo il pacchetto di fazzoletti è il turno dell’astuccio, ma attenta alle penne! E dopo l’astuccio non ho più niente in borsa e si passa ad altro. Uuuuuh, il letto che si muove! Il letto va su, il letto va giù, il letto va su, il letto va giù: FANTASTICO POLDINO, VERO?? E Dopo il letto è il turno dei pulsanti: UUUH, A che serve questo?  No poldino, meglio non schiacciarlo. Se lo chiami non arriva Batman ma un infermiere. Che dici? L’infermiere è Batman? Uhmmm…certo potrebbe essere un’idea. Allora prendilo e fallo camminare per la camera, per quella enorme camera di 10 metri quadri divisi da una tenda che separava i due letti. Quanto ti piaceva nasconderti dietro la tenda. Uuuh, guarda, un armadio! Che ci sarà dentro l’armadio? Ed è subito “Poldino e le croncache di Narnia”.  Vuoi guardare un po’ di cartoni? C’è la tv. Dai Poldino vieni qui a letto che ci riposiamo mentre guardiamo l’ape Maia. Niente, l’ape Maia non va bene. Vuole l’armadio di Narnia.

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Fresch&Clean milleusi. Anche per attaccare l'astuccio delle matite al letto per esempio. #fresh&Clean #mcgyver #ideegenialidimamma #poldino #mashaeorso #bambingesú


6 lunghissimi interminabili giorni.
Dove ho dovuto inventarmi qualcosa per farti mangiare tutto quello che davano lì dentro. A te che proprio non ne vuoi sapere di sederti a mangiare a meno che tu non sia legato  e distratto da altro. Non avendo un seggiolone e non potendo tenere un passegigino ho dovuto tirare fuori il Mc Gyver che c’è in me. La genialata arriva al secondo giorno: seduto su una sedia, legato con le bretelle che usavo mesi fa per aiutarti a camminare quando ancora eri agli inizi e tablet con Masha e Orso. L’unico cartone che vuoi vedere. Sembravi un omino pronto al lancio col paracadute. Non il massimo, ma la situazione richiedeva mezzi machiavellici per raggiungere lo scopo.  E così è stato: hai sempre mangiato tutto, frutta compresa. Bravo Poldino. Brava mamma Mc-Gyver. Ogni infermiere che entrava e ti vedeva mangiare tutto in quel modo usciva ridendo. Eravamo diventati la leggenda del reparto.

ospedale bambin gesù, pappa

6 lunghissimi interminabili giorni. Con altrettante lunghissime interminabili notti. attaccati, stretti stretti nello stesso lettino, perchè no, non ti lascio dormire da solo. Sei troppo piccolo e quelle sponde sono larghe. E poi la mia poltrona è scomoda e fredda. Notti rumorose per i pianti lontani di altri bimbi, forse più piccoli di te. Rumorose per il rumore di macchinari  strani, per le risate degli infermieri. Rumorose per quei pensieri che avevo in testa. Pensavo a te, pensavo a me, pensavo a Poldina. Mi mancava. Notti insonni perchè ti giravi e ti rigiravi, mi tiravi i capelli per addormentarti e quella notte dove avevi il tubicino dovevo stare attenta che non te lo staccassi.

6 lunghissimi interminabili giorni. Che hanno avuto momenti brutti. Come quella mattina quando dovevano farti i prelievi. Uno ogni mezz’ora per dure ore di fila. E tu piangevi. Non facevi a tempo ad addormentarti che rientravano e piangevi di nuovo, e correvi da me, allungavi le braccia e mi guardavi come per dire “MAMMA AIUTAMI”. E io che mi sentivo uno schifo, che ti volevo portar via, che non volevo vederti così e che volevo piangere con te ma non potevo. No non potevo. Io sono la mamma e non posso piangere. E l’ago diventava una bacchetta magica, l’infermiere diventava Batman, il cerotto era un braccialetto del potere. Tu non capivi quello che ti dicevo ma mi vedevi ridere e allora ti calmavi.

6 lunghissimi interminabili giorni, dove alla fine a far la differenza sono le persone. Come la nostra compagna di camera, una 17 enne più alta di me, e  sua mamma.  Ottime come babysitter d’emergenza per quei pit-stop che mi servivano per andare in bagno o per sedermi un secondo a mangiar qualcosa senza dover inghiottire una clementina perchè stai provando a scardinare le sponde del lettino.  Come quelle due o tre infermiere, diverse dalle altre. Più dolci, più empatiche, più divertenti. Con te e con me. Come quei volontari che abbiamo incontrato l’ultimo giorno, che suonavano il Ragazzo della via Gluck con trombone, chitarra e tastiera, e che hanno suonato Gianna di Rino Gaetano perchè ho detto che ti piaceva, e perchè ti han fatto suonare i loro strumenti. Come amici e parenti che  con un semplice messaggio chidevano come stavi e sì, anche come stavo io. Come quei bambini che vedevo passare, in situazioni non belle, ma con sorrisi disarmanti. A uno di loro, seduto in sedia a rotelle, hai dato la manina.

6 lunghissimi interminabili giorni durante i quali ho sentito tutto il peso del mio ruolo di mamma. Un ruolo che non sempre riesco a vestire  e a volte mi va stretto. Ma che indosso tutti i giorni e tutte le notti. Non sono una di quelle mamme che si sente in colpa per ogni cosa. No no. So benissimo che ci sono cose che non dipendono da me. Ma è come se una specie di strano e potentissimo senso del dovere mi dicesse che SOLO IO posso intervenire per alleviare la situazione.  Per ripescare quel sorriso perso per qualche attimo. Non sono la causa del tuo male, ma posso essere una soluzione. E vado al di là di un discorso di salute o meno. Parlo in generale. Quando i figli stanno male, quando qualcosa, anche la più stupida, li fa stare col muso all’ingiù… Chi interviene? Il papà? La nonna? Lo zio? sì, può darsi.  Ma tu hai quel QUID in più che serve e sai di averlo. A volte questo QUID vorresti prestarlo un attimo a qualcun altro almeno per staccare la spina quel tanto che basta per riprendere fiato. Ma come fai se poi sei capace di farlo sorridere in quel modo? Non puoi. Rimani e resisti anche se sei stanca.

6 lunghissimi interminabili giorni, che mi son serviti per crescere e per vederti crescere.  Sei molto più in gamba di me Poldino.

6 lunghissimi interminabili giorni, dopo i quali guardi in alto e respiri. Ci sei mancato cielo romano.

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questo post partecipa al tema del mese delle stormom: “mamma piove e adesso che si fa?” (è , vero fuori non ha piovuto, ma è un po’ come se lo avesse fatto…per 6 lunghissimi interminabili giorni).

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