IL PIANO B: LA VIA DI FUGA

OminoUovo - 6 agosto 2014

Adoro le GIORNATE NO. Quelle che cominciano col piede sbagliato (che poi dimmi te se uno, ancor prima di essersi svegliato, deve fare attenzione a che piede usare per primo) e dove inspiegabilmente tutte le cose che ti irritano si riuniscono e decidono di fare un briefing a casa tua. Giornate dove nel giro di mezz’ora hai litigato almeno 3 volte con lui su argomenti seri, anzi serissimi:

  1. chi è più stanco dei due
  2. chi gli ha cambiato il pannolino l’ultima volta
  3. pasta in bianco o al sugo.

Shaqui ti rompe la scarpa preferita, Poldino ha deciso di fare sciopero della fame e alla fine, dopo che miracolosamente ha ripreso a ciucciare perchè sei riuscita a trovare l’angolazione giusta del biberon e stai attenta a non fiatare per non distrarlo di nuovo… DRIIIIIN, ti chiama la suocera “CHE FA IL PUPO? MANGIA?” e partono i tick nervosi. Tutto questo e altro ancora dicesi GIORNATA NO. E sì, io le adoro.

Le giornate belle, felici, in stile Mulino Bianco non ti danno modo di pensare ad altro. Le GIORNATE NO invece ti danno la possibilità di escogitare il tuo SEGRETISSIMO PIANO B: LA VIA DI FUGA, diventando quindi una fonte inesauribile di sogni, immaginazione e follia. E io adoro immaginare, adoro pensare. Adoro le GIORNATE NO.

Più una GIORNATA NO è NO, più l’immaginazione viaggia e la via di fuga  diventa roccambolesca.

Questa che sto per raccontarvi è la mia:

Sbrocco totale col compagno che ha lasciato in eredità a cane e figlio la sua dote migliore: la testardaggine (altresì detta “abilità nella rottura de cojons”). Essendo comunque donna e multitasking non te ne vai lasciando Poldino e Shaqui in balìa del nulla. Lo fai quando lui è ancora a casa. Aspetti che entri a farsi la doccia e te ne vai.  Gli lasci due post-it, uno attaccato a Poldino “CAMBIAMI“. uno attacato a Shaqui “LANCIAMI PLUTO“. Nel frattempo tu sei già in aereoporto e prendi il primo volo per il Messico con i soldi che inspiegabilmente avevi vinto al Gratta e Vinci pochi giorni prima (perchè si sa, nelle vie di fuga immaginarie i soldi necessari per il viaggio, chi sa come, li trovi sempre). Arrivi e ti senti libera, felice, sudata, elettrizzata, leggera, sudata, contenta sudata, bambina, sudata, spensierata, sudata, sudata sudata  –CAZZO, MA CHE CALDO FA IN MESSICO-?

Non sai nemmeno dove ti trovi perchè tu del Messico, a parte che te lo sogni come via di fuga, non ne sai proprio nulla e sali sul primo autobus in corsa, direzione NON-SO-DOVE. Dopo un’ora di viaggio scendi, con l’autobus sempre in corsa, perchè hai appena intravisto una spiaggetta bianca, col mare cristallino e la natura selvaggia. IDEALE PER IL TUO CHIOSCO. (Che non te lo fai il chioschino sulla spiaggia?)

chiosco_spiaggia

Ma appena superata la seconda duna uno spettacolo agghiacciante ti compare davanti agli occhi: chioschi ovunque! Non c’è un metro di sabbia lasciato libero. Milioni di persone che hanno attuato il loro piano B si sono riversati lì, dove sei fuggita pure tu. Ti rendi conto solo ora che il “CHIOSCO IN RIVA AL MARE ” è diventato il piano B di chiunque. Persone frustrate, incavolate o insoddisfatte,tutte lì ad occupare LA TUA SPIAGGIA. Ti sembra pure di vedere quella tua compagna d’università, quella che non sopportavi perchè “AH, HO UNA VITA DA SOGNO, UNA BARCA DA SOGNO E 30 E LODE DA SOGNO”  e ti sei sempre chiesta se fosse la figlia illegittima di Briatore. Anche lei là. Col suo CHIOSCO DA SOGNO nel tuo SOGNO. Ma se aveva una vita da sogno che bisogno aveva di fuggire? Bah!

Ti eri sempre detta che se tutti quelli che “Ah, mollo tutto e mi apro un chiosco sulla spiaggia ” l’avessero fatto davvero l’Italia magari sarebbe stato un paese più vivibile o quantomeno saresti riuscita a sederti sull’autobus ma non ti eri mai chiesta che cosa ne sarebbe stato delle spiagge incontaminate. Ecco, ora lo puoi vedere: gente nervosa che era scappata, e nervosa anche qui litiga per accaparrarsi un cliente o l’ultimo cm di sabbia. Ti sembra di stare a Rimini ad agosto dalla calca che c’è. DIO MIO PORTATEMI VIA. 

Scappi di nuovo e cerchi un posto per dormire. Trovi un alberghetto un po’ lurido e un po’ vecchio. Due tizi col sombrero ti ricevono davanti alla porta, seduti appoggiati al muro, ma non capiscono l’inglese e tu non sai lo spagnolo. Provi a corromperli con l’Estathè, come nella pubblicità, ma non funziona. Maledicendo i tuoi 5 anni di liceo bi-lingue inglese e tedesco riesci comunque a farti dare una stanza e mentre sali su per le scale chi incontri? JAMES BLUNT (il cantante, quello di “You’re Beautiful”, per intenderci). Che non si sa come, ti invita a pranzo. Lusingata ci vai

Senti BluntMa che fine avevi fatto ohhh? 

– You’ re beautifuuuul

– Grazie grazie, ma dimmi che fai ora? Canti ancora? Dopo YOU’RE BEAUTIFUL, il tuo successone, hai fatto altro?

– You’ re beautifulll

– Si Grazie. Ecco a proposito, volevo dirti che in quella canzone sei un po’ ripetitivo. Dovresti provare a dire qualcos’altro. Potresti risultare un po’ noiosetto dopo un po’.

– You’re beautiful, you’re beautiful, it’s true.

– Se…vabbè. Ciao core!

E te ne vai. Un po’ disillusa, un po’ stanca e un po’…sola trovi un piccolo scoglio nascosto. Non è molto appuntito e ti ci puoi pure sedere. Finalmente la pace. Guardi e osservi l’acqua, ti piace vedere i riflessi che crea e il rumore delle onde ti rilassa. Hai modo di riflettere un po’. Eri fuggita, eri nel posto che desideravi ma non eri contenta. Pensi che forse l’idea di venire in Messico ad aprire un chiosco non è stata poi così grandiosa. Perchè il Messico poi? Manco ti attrae così tanto. Ci sono posti migliori! Che stupida che sei stata. Potevi andartene in Thailandia! Sì, così poi uno squalo ti mangiava la gamba come all’amico di Leonardio di Caprio. Potevi andartene in Alaska, al fresco! Sì, così poi facevano “Into the Wild 2” per quelli un po’ de coccio. Pensi che forse stai pensando a troppi film, frena. Tuffati. Eri in Messico da mezza giornata e ancora non avevi fatto un bagno? Sacrilegio!

L’acqua è azzurra, fresca e nuoti, e vai sotto e ti senti una sirena. Non è passato molto tempo dal pranzo con “Er BIUTIFULARO”, ma non ti senti la pancia piena. Non sarai di certo una di quelle mamme che “MAMMA POSSO FARE IL BAGNO?” “NO HAI MANGIATO APPENA 7 ORE FA!“. Perchè non aspettare la fine dell’estate già che ci siamo? Certo però nemmeno farai mangiare Poldino dentro l’acqua. Gli insegnerai a nuotare, sì. Sei stata istruttrice di nuoto e chi se non tu può insegnargli a farlo. Lo vorresti fare ora, ma Poldino non c’è. A un certo punto vedi un cane recuperare un bastone in acqua. Chissà se Shaqui si sarebbe buttato se gli avessi lanciato Pluto, il suo adorabile Pluto. Ma Shaqui non c’è, e nemmeno Pluto.

Stai per uscire quando vedi un’ape in acqua. Sì, un’ape! Ci saranno le api anche in Messico o no? Se ci fosse stato Cro l’avrebbe presa con una foglia, appoggiata al sole e aspettato lì con lei finchè non si fosse ripresa e avesse ricominciato a volare. Ma Cro non c’è. Così lo fai tu. Aspetti lì con lei, finchè non vola. Ti senti un’eroina! Peccato che dopo per ringraziarti ti punge! Azz! Maledettas Apes Messicanas!!! O forse idiota tu che metti le creme solari dolcissime e l’avevi letto da qualche parte che le api sono attirate dagli odori dolci. Vabeh, fatto sta che l’ape ti punge e fa un male pazzesco. Però ti dispiace per l’ape. Dopo tutta la fatica che hai fatto per salvarla, muore pungendoti attratta dal tuo odore.

Ti dispiace tantissimo. Forse con Cro si sarebbe salvata. Lui non mette creme solari zuccherine. Sei lì a pensare all’ape, a James Blunt e alla folla di chioschi quando guardi l’orologio… uhmmm…lo riguardi…uhmmmm…ci pensi, rifletti eh, ma si dai, facciamolo!

Corri a fare l’autostop, una donna al nono mese ti accompagna dove hai chiesto, ma 100 metri prima di arrivare alla meta inizia il travaglio. Provi ad aiutarla ma l’unica cosa che ti viene da dirle eh “GUARDA CHE FA MALE EH! IO TE LO DICO!”, ti imbruttisce e ti lancia maledizioni messicane, allora esci, chiami aiuto, ma nel frattempo il figlio nasce, bello bello congratulazioni (MO SO’ CAZZI TUA). La saluti, corri, chiedi altre informazioni, prendi il volo, atterri, sei di nuovo a Roma, prendi il tuo 60express che un po’ ti era mancato e con tua sorpresa trovi posto per sederti (ah già, son tutti in Messico), scendi vicino casa, corri di nuovo, forse è troppo tardi, forse no e…..ECCOLI: Cro, Shaqui, e Poldino, ad aspettarti a un tavolino, al chiosco sotto casa. Sul tavolo c’è già uno Spritz per te.

Ma…come facevi a saperlo?

Me l’avevi scritto!

E di colpo ti ricordi che oltre ai due post-it avevi lasciato un biglietto per lui :

POI TI SPIEGO.

CI VEDIAMO AL SOLITO POSTO ALLE SEI E MEZZA.

PER ME UNO SPRITZ”.

e senza chiederti come sia possibile che siano passate meno di 24 ore, come sia possibile che lui non sembri un minimo arrabiato e come sia possibile che quello Spritz sia meno annacquato del solito ti godi quel momento e inizi a raccontare quello che ti è successo.

Sai..ho salvato un’ape, ma poi mi ha punto, e James Blunt, che palle, dice sempre le stesse cose..”

E ti svegli. Sei tornata alla realtà con la tua GIORNATA NO, pronta a immaginarti di nuovo un’altra fuga, magari non in Messico, al prossimo evento che ti fa esasperare.  Sapendo che le tue fughe finiscono esattamente dove sono iniziate, perchè i tuoi viaggi, anche quelli immaginati, non avrebbero un senso senza un ritorno. E non avrebbero senso senza aver qualcuno a cui raccontarli, che sia il tuo compagno, il tuo cane, tuo figlio, un’amica, o semplicemente te stessa. Quella che eri prima del viaggio.

Evviva Poldino, Evviva i cantanti ripetitivi, evviva le GIORNATE NO.

3 comments

  1. Sono anni e anni che penso anch’io alla via di fuga. Sogno di prendermi una vacanza dalla famiglia e dai pelosi. E in Sudamerica pure io, pero’ non solo Messico, io sogno il deserto di Atacama, la Patagonia, la penisola di Valdes, il Perito Moreno e il Fitz Roy, Ushuaia e il Canale Beagle, e, of course, Machu Picchu!!! Prima o poi, lo giuro, lo faro’, e non solo immaginario…ONE WAY TICKET!!! Ah,ah,ah.

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