IL LAVORO POST POLDINO : COSE CHE CAMBIANO, COSE CHE RESTANO

OminoUovo - 13 novembre 2014

Eccomi qui,

ancora sotto shock dal rientro al lavoro. Ritmi di giornata accelerati, stanchezza quintuplicata e la netta sensazione che sono ancora in piedi solo perchè l’omino bianco con la barba, quello di SIAMO FATTI COSì, il boss, il capoccia del corpo umano insomma, sta sfinendo i suoi dipendenti (globuli rossi, bianchi, enzimi, neuroni, cellule ecc.) con straordinari e orari allungati.

siamo-fatti-così-maestro

Come li capisco. Ma così come un’azienda non può funzionare per molto in questo modo nemmeno l’organismo può durare molto. Sarei curiosa di sapere come il capoccia gestirebbe le ore di allattamento del globulo rosso donna che gliele chiede.

Problemi di turni a parte, ormai è due settimane che ho ripreso a lavorare e se per certi versi sembra di essere tornata la stessa di prima, per altri mi rendo conto di quanto le cose siano cambiate, nella nuova veste di mamma.

COME PRIMA

  • LA FRETTA.  Come prima anche adesso entro di corsa. Perchè magari esco in largo anticipo da casa ma poi capita di trovare un conducente che ha fatto della LENTEZZA la sua ragione di vita e allora le provi tutte, anche a convincerlo che sul suo autobus in realtà c’è scritto DEPOSITO e gli autobus con su scritto DEPOSITO non sarebbero tali se non sfrecciassero come in Formula 1, ma niente. Altre volte perchè magari il conducente è a posto, ma sono io che sbaglio autobus. Mi è capitato ieri. Non uno, ma tutti e due quelli che mi servono per arrivare. Il primo perchè avevo visto che andava dove volevo ma non avevo notato che per arrivarci avrebbe fatto il giro della costa italiana. Il secondo perchè ho voluto tentare la fortuna. Da quella fermata 5 autobus su 7 portano direttamente al lavoro. Ne avevo visto passare uno senza vedere che numero fosse, corro e salgo sicura perchè tanto avrei avuto il 70% di probabilità fosse quello giusto. Ecco, evidentemente devo esser stata molto simpatica a quel 30% rimanente…
    Come prima anche adesso esco di corsa: semplicemente perchè non faccio parte di quelle persone che rendono il proprio lavoro anche la propria vita (con tutto il rispetto per questa scelta). Faccio parte di quelli che pensano che la propria vita sia tutto quello che vorresti fare mentre stai andando al lavoro. Ogni minuto perso fuori dall’orario lavorativo credo sia un minuto tolto al mio tempo privato. IL MIO SACRO TEMPO PRIVATO. Che ci sia un figlio o meno non importa. Che prima tornassi a casa per riuscire di nuovo con Lui e che ora torni per dare la pappa a Poldino non fa la differenza. E’ il mio TEMPO PRIVATO, una ricchezza sempre più rara. Quindi mi tolgo la divisa più veloce di un trasformista  e corro di nuovo.
  • LA TESTA TRA LE NUVOLE. Mi dimentico le cose. Così come prima di Poldino sono stata capace di portare la busta della spazzatura al posto di quella del pranzo, o un limone credendo fosse un’arancia un po’ pallidina, così ora continuo a scordarmi le chiavi dell’armadietto DENTRO l’armadietto, solo dopo che l’ho chiuso col lucchetto. Saluto la stessa e UNICA cliente del giorno a distanza di 5 minuti credendo sia un’altra persona. Porto il pranzo e scordo le posate. Porto le posate e scordo il pranzo. Voglio prendere la bottiglietta d’acqua ma digito tè caldo. Timbro il biglietto dell’autobus e quando capita il controllore….ODDIO DOVE CAZZO L’HO MESSO? E vai nel panico. E il controllore ti guarda col ghigno di chi sta per vincere, tu lo guardi consapevole che non può farla franca perchè quel biglietto ce l’avevi e l’hai timbrato. E niente alla fine lo trovi. Ma se prima era in mezzo a carte di caramelle e penne senza tappo, ora è dentro un pannolino intonso di poldino.
  • LA STRANO RAPPORTO COI CLIENTI: mamma o no, sei rimasta “la commessa-bambina”. Quella “piccolina” che i clienti guardano con tenerezza, quella che se sono cafoni e provi a imbruttirli con occhiatacce loro ti dicono comunque “MA CHE BEL FACCINO CHE HAI, SEMBRI UNA BAMBOLINA” e allora pensi che dovresti rivedere le tue mimiche facciali. 
  • IL TUO ESSERE POLIGLOTTA: dopo un anno credevo di aver perso il mio inglese, di aver dimenticato quelle 20 parole russe, 50 portoghesi e 4 cinesi. Invece no! Come per magia tiri fuori un russo da manuale quando devi dire “CON 15 EURO DI GARANZIA” , poco importa se poi ti fermi e continui coi gesti o con disegnini su post-it degni di Pictionary (perchè loro o parlano russo o niente) . Come per incanto riesci a iniziare e finire una frase tutta in cinese. Poco importa se gli hai detto tutto d’un fiato ” CIAO, COME STAI, GRAZIE, SCUSA” e soprattutto poco importa se poi i cinesi in questione ti rispondono “YOUR ENGLISH IN VERY GOOD”.
  • LA PAUSA CAFFE: i primi a rivedermi non sono stati i colleghi, ma loro, quelli del bar. Quatta quatta, senza dire niente mi sono messa al bancone come se non fossi mai stata via. Ma dopo qualche istante, mi hanno riconosciuto e dopo aver preteso le foto di rito di Poldino e di Shaqui mi hanno chiesto ” IL SOLITO CRI?“. Sì, grazie, il solito.

DIVERSO DA PRIMA

    • LA PAUSA PRANZO: se prima la passavo a spulciare libri in Feltrinelli, a chiamare Cro per raccontargli la mia metà giornata e alla fine tornarvo a casa con una maglietta più o meno colorata acquistata in offerta in non-sai-nemmeno-tu che negozio, ora la passi il più possibile seduta perchè sei stanca, se esci guardi libri per bambini, e se sai che Poldino è a casa con Cro perchè è weekend il tema della telefonata si riassume in due domande.: SIETE VIVI? HA MANGIATO? . E alla fine torni a casa con una maglietta più o meno colorata. Taglia 6-9mesi.
    • I PROBLEMI AL LAVORO: non quelli seri, per quelli o lotti o soccombi. Ma per tutti gli altri, quelli futili, quelli quasi da liceo, dal collega che non ti saluta ad aggiornamenti del sistema di cassa che più che aggiornamenti sembrano retrocessioni (quella di prima era touch screen, questa non riconosce manco il mouse) …a cui prima davo la stessa importanza dei primi. Ecco, da mamma, posso affermare che per la seconda categoria di problemi il metodo che viene naturale adottare è uno solo: E… STICAZZI. Vado oltre. Non sono problemi.
    • La FONTANA: niente, prima era la fontana di Trevi, elegante col suo fruscio, maestosa, con le sue sculture, fresca con quell’acqua azzurra, affollata anche alle 8 del mattino. La salutavo quelle volte che in pausa pranzo mi andava una scrocchiante pizza rossa del forno che fa angolo e che nessun turista conosce talmente è nascosto. Ora, è in ristrutturazione, desolata e con 4 OOMPA LOOMPA vestiti in modo improbabile che la scrutano


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  • LA CHIUSURA spesso, soprattutto le domeniche d’inverno, quando capitava il turno di chiusura sapevo che pochi minuti prima delle 21 (o delle 22 se era un giorno di saldi) un dobermann e un mio personalissimo ufficiale gentiluomo sarebbero entrati in negozio per “salvarmi” e portarmi via da lì (dopo aver aspettato insieme a me il DLIN DLON, IL NEGOZIO CHIUDE). Ormai le colleghe e l’omino addetto alla sicurezza lo sapevano. Shaqui era diventata la mascotte del piano terra e se si metteva davanti alla porta incuteva un certo timore ai clienti dell’ultimo minuto quindi svolgeva un ottimo compito. Ora istintivamente quando mancano pochi minuti alle 21 la mia testa guarda fuori dalla porta. Istintivamente i miei occhi cercano nel buio della notte la sagoma di un drago e del principe che non l’ha sconfitto, ma ci ha fatto amicizia. Istintivamente lo aspetto, ma nessuno arriva. Non ora che sono mamma. Non ora che c’è un principe ancora più piccolo che sta dormendo e mi sta aspettando a casa.
    E altrettanto istintivamente rifletto sulle uguaglianze e differenze rispetto a un anno fa.
    Sono sicura arriverà il giorno in cui mi verranno a prendere al lavoro tutti e tre. Cro, Shaqui e Poldino. E quando arriverá magari non starò piú facendo chiusure di domenica. Magari non starò più facendo la commessa.

Evviva Poldino, Evviva le mimiche facciali che non funzionano.

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