FENOMENOLOGIA DEL CLIENTE: IL CLIENTE-TURISTA (PARTE 3)

La Cri - 12 maggio 2015
cliente turista

Eccoci arrivati alla terza e ultima parte dedicata al CLIENTE-TURISTA che vede in rassegna IL CLIENTE AMERICANO, IL CLIENTE FRANCESE e IL CLIENTE ITALIANO.

 

IL CLIENTE AMERICANO

zio sam, turista americanoSì sa che negli States è tutto “HUGE”. Strade grandi, macchine grandi, TANICHE DI LATTE ENORMI, biberoni di caffè enormi, e panini enormi, anche lui, il cliente americano è “HUGE”. Huge inteso non per forza come taglia extra extra extra large, ma proprio nel senso che è tutto grande, anche se è snello. Testa grande, mani grandi, altezza…grande! Insomma…sembra facciano parte di un altro pianeta (quantomeno non il mio). Fiero del suo patriottismo, (soprattutto se texano), il turista-americano parla  ad alta voce. Sempre e comunque, con gli altri, con te o da solo.  Parla ad alta voce anche quando pensa e non si capisce perchè. Tra tutti gli inglesi possibili (quello londinese, quello americano e quello australiano) questo è quello che parlo maglio. Tra “Yoh-Yoh”, “Hey Bro”, “Ohmmmygoood”, “Are you serious?!”, tra me e il cliente quella che parla meglio lo slang da ghetto newyorchese sono io.  Insomma se a dirti che parli un ottimo inglese è una ragazza del New Jersey vuol dire che lo parli coatto e ne vai fiera. (lascia sta che poi se chiama GINETTA PIZZABELLA). Solo una volta ho sbagliato. A dirmi che parlavo un ottimo slang è stato quello che pensavo fosse un tipo dall’americano stretto invece era un agente immobiliare italianissimo dal dilaletto marchigiano…

Il turista americano punta o a marche tipicamente americane come Ray-Ban, Tom Ford, o quelle un po’ più da surfiste come Oakley e Maui-Gim oppure a marche italianissime come Persol, Dolce&gabbana e Giorgio Armani. Non si fa molti problemi di prezzo, basta che l’occhiale gli stia bene o meglio ancora “SOUNDS GOOD”. Paga con American Express e anche se sono le 22 ti chiede dove può prendere un cappuccino.

  • Durata vendita: mezz’oretta
  • Parole pronunciate da te: Tante e tutte in slang. “Wow” “Yeah” “See ya!” “Are you kidding me?”
  • Parole pronunciate dal cliente: Tante e tutte in slang pure lui tranne “Cappuccino” “Ciao bella” “Pizza”
  • Numero pezzi venduti: uno per cliente
  • Vendita totale: 150 euro

IL CLIENTE FRANCESE

turista franceseParliamone. Anzi no. Col cliente francese io non posso parlare. Non parlo il francese, è una lingua che mi manca. Lui però non parla inglese. O meglio: non lo vuole parlare. Patriottico anche lui, ancora non je va giù la storia che la lingua mondiale sia l’inglese e non la sua. Quando arriva in negozio, non sempre senza averti prima salutato, ti chiede subito “PARLEVUFRANSè?”. Non prende minimamente in considerazione la lingua anglosassone. Piuttosto preferisce provare a parlare italiano. Purtroppo per lui io le uniche cose che so in francese sono delle canzoni di Natale imparate a memoria da bambina (sono quasi sicura comunque che parlino di un bambino nato in una grotta).

E una volta mi è capitato. A un turista francese, carino e cordiale, come pochi se ne incontrano, chiedendomi se per caso parlassi anche un po’ di francese, ho risposto  “So delle canzoni di Natale, ne vuoi sentire una?” E lui, visibilmente imbarazzato, guarda la mia collega in cerca di aiuto. E con lo stesso entusiasmo di una bambina alla recita davanti ai genitori mi sono esibita in una delle mie migliori performance canore al negozio.

Il cliente francese non è detto che compri per forza. Lui giudica, valuta , critica e poi foooorse torna a riprendere gli occhiali (con intrinseca preferenza per Dior, Louis Vouitton, Prada, Vogue, Police) Non troppo cari, non troppo eccessivi, gli occhiali comprati dal francese hanno sempre un certo stile. Chapeau!

  • Durata vendita: mezz’oretta
  • Parole pronunciate da te: “Noel noeeel Noeeeeeeeeel” a ripetizione e cantato
  • Parole pronunciate dal cliente: “PARLEVUFRANSè”  seguito da una specie di brontolio se la risposta è negativa
  • Numero pezzi venduti: uno
  • Vendita totale: 150 euro

IL CLIENTE ITALIANO

fantozzi, turista italianoSul cliente italiano farò post e post dedicati.  Ce ne sono mille di varianti, dal politico alla vip, dal cliente della domenica, all’ottantenne pazzo che viene ogni giorno. Questa è la sezione dedicata al TURISTA-ITALIANO. Quello che viene da fuori Roma. Lombardo, veneto, sardo o campano, il turista-italiano è’ spesso esausto ed esasperato perché può fare il turista solo in qualche “vacanza-ponte” (concetto che la commessa non conosce) ovvero quando anche altri milioni di turisti-italiani possono farlo. E se è vero che Roma non è mai senza turisti, il periodo scelto dal turista-italiano è sempre il peggiore. Il turista-italiano di default ha bisogno di caffè e la prima cosa che chiede è dove sia un bar. Per sua natura è portato al lamento e lo sentirai mugugnare

– C’è TROPPA GENTE
– FA TROPPO CALDO
– FA TROPPO FREDDO
– TROPPI ITALIANI, COME è POSSIBILE?
– TROPPI STRANIERI,  COME è POSSIBILE?
– IL PREZZO è TROPPO ALTO

Quasi tutte le lamentele finiscono con un “E’ colpa di chi ci governa” seguita da qualche critica all’Italia. La cosa buffa e divertente, però, è che la lamentela rimane fine a sè stessa, perché basta una buona trattoria, uno spritz al Colosseo o un tramonto sul Tevere per far dimenticare tutto al povero-turista lamentoso. Dal milanese al napoletano, dal sardo al veneto, sono quasi tutti della stessa opinione: Roma è bella. Ognuno difende la propria città: “Milano è più precisa”, “Padova è più pulita” “A Napoli la pizza costa la metà” “Sì però qui avete il mare brutto”…ma Roma rimane per tutti Roma.

La vendita del cliente italiano è facilissima: non ha bisogno di aiuto, vuole fare da solo perchè pensa che tu lo stia derubando anche solo dopo avergli detto ciao e alla fine non compra. Quasi mai. Guarda l’occhiale, lo prova, se gli piace lo riprova altre mille volte. Guarda il prezzo, lo posa e se ne va. Abituato ad aggirare i problemi è facile che riesca a trovare lo stesso tipo di occhiale online a metà prezzo o da un altro ottico da cui ha visto sconti. La commessa deve solo salutare, sorridere, ascoltare la lamentela, condividerla se necessario, e salutare di nuovo. Quasi sempre il sorriso e la cordialità sono corrisposti e questo a me basta e avanza.

  • Durata vendita: nessuna vendita pervenuta
  • Parole pronunciate da te: “Eh sì, ha ragione…questo paese non va”
  • Parole pronunciate dal cliente: “Troppo” + parola a caso + “Questo paese non funziona”
  • Numero pezzi venduti: zero
  • Vendita totale: se sei stata brava ti portano un caffè

E finisce con lui, il CLIENTE-TURISTA ITALIANO, la parte sul CLIENTE-TURISTA. Un cliente lamentoso ma dal cuore buono. Apprezza il bello, ma difende il suo. Sa che meriterebbe di più, ma non fa nulla per cambiare lo status quo.  Vorrebbe cambiare e ha mille motivi per farlo, ma non ne è convinto abbastanza. E allora ti accorgi che forse il nostro Bel Paese è insieme la cosa migliore e peggiore che ha. Perchè se non fosse così bello, avrebbe già fatto mille e mille rivoluzioni. Invece ne rimane incantato ogni volta, e una pizza in compagnia o un tramonto sui tetti romani lo appagano anche nel momento di sua massima incazzatura.

Evviva Poldino, Evviva chi ha un cuore buono.

(photocredits: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Uncle_Sam_(pointing_finger).jpg, http://milano.bakeca.it/dettaglio/corsi-lingua-lezioni/insegnante-madrelingua-francese-corsi-bc9c47714998, http://www.fast-torrent.ru/film/fantotstsi-uhodit-na-pensiyu.html)

8 comments

  1. Il turista francese mi fa proprio tristezza e mi fa anche un pochino incazzare per il discorso della lingua. Sono stata in Francia due volte e credimi che, se non avessi saputo un po’ di francese, manco un cane mi avrebbe aiutata! Per carità, qualcuno dal cuore buone esiste anche lì, ma spesso sono proprio cafoni! Bel post come sempre… 🙂

    1. Grazie Dani! Di cafoni ce ne sono ance qui…come gente dal cuore buono la trovi anche lì. Ma siccome siamo “cugini” d’oltralpe, è dura fare a gara a chi si si comporta meglio eh! 🙂

  2. Mio marito ha da fare con i francesi quotidianamente per lavoro, stava organizzando il viaggio in Francia ed ha chiamato un albergo “Signore arriva per le 19?” al suo “No, tra volo e auto ci mettiamo un po’ di più, non si potrebbe” il francese l’ha interrotto e gli ha dettato un numero di telefono così mio marito “chiamo questo numero quando arrivo?” e il francese “No. Questo è il numero di un altro albergo!”
    E ti ho detto tutto, me ne racconta certe da restar basiti.
    Ah ti ho menzionata nel mio blog 🙂 http://mammanontiarrabbiare.blogspot.it/2015/05/liebster-award-40.html

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