COSÌ SIMILI, COSÌ DIVERSI

La Cri - 24 febbraio 2017

fratelli, brotherhood

 

Fratello e sorella, biondi e con occhi azzurri. Entrambi Poldini, entrambi bambini. Entrambi amanti di avventure, entrambi amanti di cani, gatti, dragoni volanti e Shaqui. Due bimbi all’apparenza simili ma di fondo completamente diversi.

Lui, un po’ più piccolo della sua età anagrafica. In tutti i sensi. Sia fisicamente che come “tappe evolutive”. Che poi, queste tappe servono solo a mettere ansia, a tracciare una ics  per dire “Ok, l’ha fatto” come fosse una gara a chi fa prima cosa. Una tabella di marcia imposta, giusta o meno, che alimenta aspettative, delusioni e ansie. Lui, che hai i suoi tempi, un po’ pigri, un po’ romani. Tempi che non capivo e che quindi a volte volevo accelerare. Tempi che ora ho compreso. Che ora non accelero. Accompagno con la manina.

Lei più grande della sua età anagrafica. Non tanto fisicamente (la madre son sempre io e di certo non verrà su una valchiria), ma a livello di “cose imparate” e spesso imparate da sola, in modo del tutto autonomo. Tempi veloci, troppo veloci. Tempi a cui non riesco a stare dietro. Ventiquattro ore dopo aver iniziato a gattonare la vedi giocare in piedi per un giorno intero. Un mese dopo aver fatto il primo passo, la vedi correre, salire su sedie, tavolini e divani. E quando pensi sia arrivato il momento di spiegarle come si scende, a pancia in giù, prima una gamba, poi l’altra, come avevi fatto col fratello, scopri che non ce n’è bisogno. L’ha già capito da sola e lo fa perfettamente. Lei, che ha i suoi tempi, celeri e frenetici. Tempi che non riuscivo a seguire e che volevo sedare. Tempi che ora ho capito, che ora non freno. Accompagno con la manina.

 

Lui, che quando siamo in viaggio non lo vedi e non lo senti. Otto, dieci ore d’auto e mai un lamento. Lui che si intrattiene da solo, che si inventa storie e che se le racconta a oltranza. Lui che le volte che usciamo la sera, a cena fuori o da amici, è sempre tranquillo. Starebbe seduto tutto il tempo. Gioca, si diverte in modo “composto”, e quando è stanco si addormenta. Senza se e senza ma.

Lei, che soffre il viaggio in ogni modo. Soffre lo star seduta e legata. Quindici minuti di macchina e ha già pianto tre volte. Lei che ha bisogno sempre di compagnia  e che quando usciamo la sera, è una mina vagante. Non vuole star seduta, non vuole stare in braccio, vuole toccare tutto, impiastricciarsi con tutto e di dormire non se ne parla nemmeno.

 

Lui, che con i pasti è sempre un dilemma. Ci devi andare cauto, il boccone non troppo grande e se vede qualcosa di strano si insospettisce. Lui, che di default non è curioso verso il cibo. Non ha mai avuto il piacere di toccarlo. Che sta iniziando solo ora ad assaggiare di sua spontanea volontà cose per lui nuove. Lui, che la merenda è un optional e che se piange di certo non lo calmi promettendogli qualcosa da mangiare. Che  quando non mangia ha bisogno del più bravo teatrante di Broadway per convincerlo ad aprir la bocca.  Che quando mangia con voracità qualcosa e ti dice “Ancora mamma peffavoe” hai lacrime di gioia.

Lei, che con i pasti è uno schiacciasassi. Lei, che credo di non aver trovato ancora qualcosa che non abbia voluto assaggiare. Lei che tocca, sperimenta, fa, si sporca. Lei che vuole mangiare da sola da due mesi. Vuole mangiare con le mani, con le forchette, coi cucchiai. E ci riesce anche abbastanza bene. Lei, che dopo aver finito, sembra che sia esplosa la cucina sotto i suoi piedi. Lei, che ha la pappa pure nell’ombelico e non capisci come abbia fatto. Lei, che per star tranquilla, ha bisogno di sgranocchiar qualcosa. Sempre e comunque.

 

Lui, che piange piano ed è delicato nei movimenti. Lui che è scrupoloso e non si butta subito. Lui che ha bisogno di fidarsi prima di sè stesso, poi di tutto il resto. Lui che ancora per far le scale preferisce avere un appoggio, scende piano piano. Non vuole aiuti, per carità, ma non mettergli fretta. Lui che lo scivolo l’ha sempre un po’ temuto, e solo ora lo sta incuriosendo. Lui, che è attratto dall’alta velocità ma allo stesso tempo ne ha paura. Lui, che se vede che non riesce a far qualcosa allora non la fa più, dice che non gli va. E quando tutt’un tratto, da solo, ce la fa, diventa magicamente la cosa più bella del mondo e non smetterebbe mai di farla.

Lei, che ha una voce possente e potente. Che urla e che grida con tutta la forza che ha in corpo. Lei, che è nata spericolata e trapezista. Che scavalca muri e alberi e cerca di trovare la via di fuga dal “recinto-giochi” che abbiamo in casa ingegnandosi, arrampicandosi sul tavolino e provando a saltare dall’altra parte. Lei che ha collezionato più graffi e lividi di lui con un anno e mezzo in meno. Lei che cammina da cinque mesi e non ha problemi a provare  a far le scale. Sia in salita che in discesa. Lei, che se non riesce a far qualcosa si arrabbia, ma sia arrabbia forte, con tutti e con sé stessa. E ci riprova e ci riprova e ci riprova ancora. E quando ci riesce mostra un sorriso beffardo, di pura soddisfazione.

 

Lui, così socievole e pagliaccetto con gli adulti quanto timido e introverso coi coetanei. Che saluta ogni signore che incontra, mostrando i suoi stivali in gomma, i suoi preferiti per le avventure, ma che stenta a fare lo stesso quando vede dei bimbi. Che si allontana dalla confusione e spesso preferisce ancora te agli amichetti.

Lei, timida con gli adulti, ma che se vede un “mucchio” di bambini si butta nella mischia senza nemmeno avvisarti. Ti saluta e se ne va.

 

Lui, così sensibile. Che se alzi la voce con qualcun altro, ci rimane male per primo. Che se gli dici “mamma è triste” si mette a piangere e ti senti una cretina per averglielo detto e mai lo farai più. Lui, che cerca baci e abbracci e che ti viene istintivamente da proteggere, perché lo vedi ancora come il più delicato. Lui, che hai capito benissimo di che pasta è fatto. Lui, a cui devi dare tutti gli strumenti necessari per prepararlo bene al mondo che lo aspetta.

Lei, così rustica, così forastica. Che cerca abbracci che non durino più di due secondi. Che se la sgridi abbassa lo sguardo, si offende e se ne va, per poi girarsi e aspettare un tuo sorriso di pace. Una volta ottenuto è tutto dimenticato. E’ pronta per ripetere il guaio per cui era stata ripresa. Lei, che lasci fare da sola, e guardi da lontano perché la vedi forte e sicura. Lei, che hai capito benissimo di che pasta è fatta. Lei, per la quale nutri pochi dubbi e che sembra già pronta a mangiasi il mondo. E anzi, speri sia il mondo ad essere pronto ad accogliere lei.

 

Lui e lei, lei e lui. Che si vogliono bene e si prendono per mano. Lui e lei, figli miei. Lo stesso amore e lo stesso sentiero per due individui unici. Una mamma sola ma due diversi modi per farlo.

fratelli, fratello e sorella

 

Evviva i Poldini, evviva la diversità.

 

 

 

 

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