CHE CONFUSIONE, SARÀ PERCHÈ CI TRASFERIAMO (credo)

La Cri - 10 gennaio 2017

tilt, confusione

Siamo tornati alla nostra incasinatissima e indomabile routine.

Sono giorni confusi come lo sono le mie idee in testa. Progetti da voler realizzare, sogni da inseguire, futuro da cambiare e conseguenti procedure burocratiche da capire e sistemare.

Eh già, è ora che inizi a dirlo. Forse questo sarò l’ultimo anno a Roma.

La mia bella, maestosa, ingarbugliata, malandrina, sorprendente, illuminata Roma.

Tanto meravigliosa come turista quanto indomabile come cittadino. Tanto facile se sei giovane e scapestrato, quanto dura sei giovane e  scapestrato, ma hai messo su famiglia.

Ci siamo arresi all’evidenza e abbiamo guardato in faccia alla realtà. Senza particolari aiuti, vivere con due bambini piccoli in una grande città come questa è diventato sempre più tosto. Una città che offre scorci e punti di vista unici, ma capace di toglierti ogni pazienza anche per la cosa più semplice. Anche per portarli al parco o farsi una passeggiata in centro.

Per fare un esempio: giusto un mese fa avevamo deciso di portare i poldini a vedere il Pantheon. Nell’occasione ci eravamo dati appuntamento proprio davanti “alla chiesa col buco” con un mio carissimo amico che era venuto a Roma per due giorni. Avevamo preso la macchina perché avremmo usato due passeggini ed è inutile che vi dica come sia messa Roma con il trasporto pubblico durante i festivi (falso eufemismo per salvare almeno i feriali). Insomma, abbiamo ritardato l’appuntamento di quasi un’ora e mezza perché non si riusciva a trovar parcheggio, nonostante fossimo partiti di mattina presto. Sfiniti, ne abbiamo trovato uno sotterraneo a pagamento con prezzo non disumano, lontanissimo ovviamente. E tralascio il fatto che dal parcheggio all’uscita era pieno di scale, scalini e scalette. Nessuna rampa o ascensore per i passeggini o per chi è in sedia a rotelle.

Ma questo è solo uno dei tanti infiniti esempi che potrei farvi.  Piccoli e grossi motivi che hanno reso Roma ai nostri occhi una città non più a dimensione umana. Sempre bella e travolgente, ma da farti venire il mal di stomaco per realizzare la maggior parte delle cose. File burocratiche interminabili, tempi stretti che non conciliano con i sovraffollamenti e tante iniziative valide e belle lasciate morire per documenti o firme andati persi.

E io la amo Roma eh? Oh se la amo.

Per questo per me non è affatto una scelta facile quella che abbiamo preso. Un’idea partita da lui, il compagno d’avventure, all’inizio respinta da me, ma poi vista da un’altra ottica. Quella di trasferirci su, al nord, dove sono nata e cresciuta io, in una cittadina a due passi da Milano. Vicino ai nonni Rock. Non metropoli e nemmeno paesotto sperduto nel nulla. Una via di mezzo.

Ci trasferiamo per cercare una qualità della vita più a misura d’uomo. Che se quel giorno vuoi portare i bimbi in bici in piscina, come facevi tu da piccola puoi farlo senza problemi. Se vuoi portarli in fattoria non c’è bisogno di prenotare una visita, se vuoi farti una passeggiata in centro puoi farlo andandoci a piedi, se vuoi provare a prendere in affitto una casetta con un giardino per far giocare Shaqui puoi farlo senza vendere i reni di tutti i membri della famiglia. E magari, cosa non da poco, con un aiuto rock vicino avere meno problemi a coniugare lavoro e famiglia. Voglio rimanere autonoma e indipendente come ho sempre fatto anche qui, sia chiaro. Ma sapere di avere vicino qualcuno che possa darti una mano quella volta che stai impazzendo, di certo ti allevia l’umore.

Alla ricerca di un lato umano e slow della vita. Perchè per avere fretta c’è sempre tempo. E non è questo. Una cosa non definitiva appunto. Quando cresceranno se ne riparlerà. Magari ritorneremo qui, magari andremo ancora più a nord, magari raggiungeremo mio fratello che, tra cinque anni, è capace si sia aperto un bistrot nella giungla thailandese. E io spero tanto nell’ultima opzione.

Lo ammetto, non sono convinta al 100%. O meglio, so che è la cosa più giusta da fare. Ma una parte di me è malinconica. Qui è dove son partita da zero e ho creato il mio microcosmo. Fatto di amici, lavori, colleghi, quartieri, parchi e avventure. Qui è dove sono cresciuta e diventata mamma. Ed è la stessa parte di me che pensa che tornare su sia come fare un passo indietro e in qualche modo aver fallito. L’altra parte cerca di convincere la prima che no, non ho fallito. Sto solo andando a prendermi una qualità di vita migliore. Che per noi ora non si trova qui. Non abbandono Roma, no di certo. I poldini avranno comunque una “nonna romanica” che li aspetta e io avrò le mie avventure da rivivere con quelle amicizie che già mi han detto che aspetteranno il mio fischio.

E dalla confusione mentale si passa a quella dei fatti. Casa da cercare, scuole da valutare, iscrizioni, cambi di residenza da fare. E nemmeno in quest’ordine. Per assurdo tra qualche settimana compilerò l’iscrizione di Poldino in una scuola materna che spero sia vicino a casa senza nemmeno sapere se la casa ce l’ho! ADRENALINICO EH? Altro che bungee jumping! Lavoro di lui da spostare e mio da trovare e tutta quella serie di cose che uno fa quando trasloca lontano.  E non è detto che ci si riesca. Se salta il primo punto, quello della casa, salta tutto. Noi ci proviamo. O la va o la spacca. A settembre ci sarà la resa dei conti.

E tra ora e settembre devo mettere in fila tutti  questi punti,  con la voglia di inserirne altri, tra uno spazio e l’altro, più colorati e meno a forma di punto. Come la crescita del mio blog, la ricerca di qualche collaborazione, progetti legati ad esso lasciati in sospeso, l’organizzazione di piccole avventure fuori porta, far conoscere più Roma possibile ai poldini e  visitare luoghi di questa città che ancora non ho visto ( e sono taaaanti),  e magari, se tutto va bene, anche qualche giorno fuori confine.

Mi è venuta l’ansia solo a scrivere questo post, quindi ora vi abbandono e vado a concludere il nulla, che mi sta venendo bene ultimamente.

 

Evviva i Poldini, evviva la confusione.

 

 

8 comments

  1. Mamma mia, Cri, che notizia! Allora devo proprio sbrigarmi a passare per Roma, ‘naggia, :-D. Comunque sia credo stiate facendo la scelta migliore, soprattutto per i Poldini! Avendo viaggiato parecchio, anche se con un unico figlio, le grandi città sono difficili quando si hanno bimbi piccoli, difficili per tutti i motivi che hai elencato anche tu… e senza aiuti è un dramma (provato anche noi sulla nostra pelle). Quindi ti faccio un grosso in bocca al lupo e, se non faccio in tempo a venire a Roma, di sicuro per me Milano sarà più facile da raggiungere…. un abbraccio grande….

    1. Un anno che è “tutto un programma” diciamo ahah. Ma ho davvero l’ansia di non riuscire a concludere nulla. Se penso in grande, asili nido, scuola materna, casa, lavoro, vado nel panico. Passin passetto, speriamo si riesca e soprattutto che si riveli la scelta migliore.

  2. Beh, da “mamma in città” ti capisco benissimo!!! La grande città è difficile da vivere con i bambini, soprattutto per noi mamme che siamo cresciute in altri contesti e conosciamo bene la differenza. Forza Cri!

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