CINQUE STRUMENTI CHE VOGLIO DARE A POLDINO

La Cri - 28 aprile 2016

 

Se c’è una cosa che, più di tutte, sto iniziando a capire ora con Poldino è che: L’EDUCAZIONE non basta.

Io ero una di quelle che se sentiva bambini fare capricci al ristorante si infastidiva da morire. Se durante i miei viaggi in treno li vedevo correre avanti e indietro per la carrozza sbuffavo. Se vedevo un bambino con in mano un cellulare o un tablet mi stizzivo. “MAI E POI MAI” permetterò ai miei figli di fare queste cose, pensavo.Ogni volta davo la colpa ai genitori.  E’ colpa loro e di come li educano . Lo davo per scontato. Ma non pensavo minimamente a quanto potesse essere difficile e a volte quasi impossibile.

Ho capito che puoi mettercela tutta per far sì che le cose vadano bene, ma se ti capita di avere un Poldino stranito, capriccioso e stanco proprio quella sera lì, quella in cui avete deciso di andare a casa di amici a cena o a un ristorante, non puoi farci proprio niente. Piangerà, urlerà e ti metterà in imbarazzo davanti alle altre persone. E solo allora capirai cosa provavano quei genitori ai quali lanciavi occhiatacce. Imbarazzo, disagio e dispiacere. Sì dispiacere perchè tu sai che Poldino NON è quel bambino lì. NON SEMPRE. A dir la verità quasi mai. Poldino è” quel bambino sempre sorridente, che parla come un Minion, buffo e simpatico”. Poldino è meraviglioso e tu lo sai. Ma non quella sera lì. Non quella in cui speravi di passare una tranquilla serata mangiando con amici mentre lui è lì che ride in braccio a tutti. Così è se vi pare.

Ho capito che puoi educarlo quanto ti pare ad avere passione per le cose belle. Per i libri, per i disegni, per la natura, per la musica. E un po’ sembri riuscirci. Ma se a lui interessa di più schiacciare bottoni (di qualsiasi bottone si tratti), far funzionare una calcolatrice o parlare al telefono con in mano un biscotto non riuscirai a prevalucare le sue passioni. Non in questo momento è forse nemmeno nel prossimo. Deciderà lui.

Ho capito che lui non è me. Non è nemmeno un “mini-me”. Lui è Poldino, con la sua testa, i suoi gusti, le sue paure, in perenne evoluzione, ma sue. Più avanti avrà anche le sue idee, che potranno essere lontane o vicine dalle mie, non importa, ma non saranno mie. Saranno sue.

Ho capito anche però che, nonostante tutto, devo continuare a insistere con l’educazione, non perdermi d’animo, ed accettare il fatto che quello che gli sto insegnando non si tramuterà in QUELLO CHE LUI SARà. Non sarà nemmeno la strada che deciderà di percorrere. Quello che gli sto insegnando e che insegnerò anche a Poldina sarà solo un zaino (sì, uno zainetto, come piace pensare a me) di strumenti che si porteranno dietro qualsiasi sia il loro avventuroso sentiero. Strumenti che tireranno fuori all’occorrenza. Uno alla volta, o tutti insieme, non importa, ma fondamentali per andare avanti. Per questo non demordo e continuo.

E gli strumenti che sto cercando di dare a Poldino sono questi.

1. APPREZZARE LE PICCOLE COSE

O meglio, non perdere questa innata capacità che hanno i bambini. Stupirsi per le cose più banali. “Banali”, parola che il linguaggio di un bambino non potrà mai concepire. Più cresce, più lo stupore sbiadirà, lo so. Ma si tratta solo di nutrirlo e  farlo crescere con lui.

  • “UH GUARDA POLDINO, UNA FOLGIA GIALLA! VISTO CHE BEL COLORE CHE HA?” ,

  • “UH, , GUARDA! UN LOMBRICO CHE MANGIA SULLA FOGLIA!”

  • “HAI VISTO QUESTA? E’ LA TUA OMBRA! STRANO EH? NON SI STACCA MAI DA TE!”.

Stupirsi insieme a lui  e condividere con lui la curiosità. Non sempre mi viene facile. A volte vorrei solo camminare e non pensare a nulla. Ma mentre non penso a nulla mi sto perdendo lui che a ogni minima cosa  sta dicendo “Wow!”.

2. ESSERE CURIOSI

– “Che cos’è’?”

– “Come funziona?”

Sono le domande che vengono dopo al “wow”. A volte me le fa capire lui con quel suo tono interrogativo, a volte le anticipo io. Gli spiego perchè il lombrico mangia, perchè l’ombra non si stacca, perchè in autunno le foglie sono gialle Per cercare di farlo mangiare come noi (sempre stato refrattario al cibo), prima di cena, in braccio al papà, guarda cosa facciamo in cucina. Mescola le verdure in padella col papà, le assaggia. Aggiunge le erbe insieme a lui. Gli spieghiamo cosa facciamo e perchè lo facciamo. Poi gli diciamo che un po’ della sua pappa l’ha fatta lui. Certe sere ci riusciamo, altre no. Ma va bene così.
Più che alle risposte, (spesso inventate sul momento è romanzate per Poldino), dò importanza alle domande. Senza domande, senza curiosità, non si va avanti. Senza la voglia di scoprire cosa c’è dietro quella collina, non si camminerà mai verso di essa per scoprirlo. E poco importa cosa ci sia, se niente o un altro mondo da scoprire, ma la curiosità ti ha fatto camminare, ti ha fatto andare avanti, ti ha fatto crescere, ti ha fatto IMMAGINARE.

3. AVERE RISPETTO PER GLI ALTRI.

E per altri intendo tutto. Animali, persone, cose. Se Poldina sta dormendo parlo con lui a bassa voce. E ora lo fa lui per primo se vede la sorella che dorme. Certo, prima le leva la coperta e pure i calzini, ma a bassa voce ce parla! Se Shaqui sta dormendo e Poldino vuole andare ad accarezzarlo lo accompagno e gli guido la manina. “Piano, fai piano perchè anche Shaqui fa la nanna”. Abbiamo salvato insieme un’ape dalla fontana. L’abbiamo messa al sole per farla asciugare e da lontano l’abbiamo vista volar via. “CIAU APE!” ha gridato. Se disegna coi pennarelli su un suo pupazzo lo lascio fare, ma poi insieme andiamo a lavarlo. Gli piace più lavarlo che disegnarci su.

4. CONDIVIDERE

Difficile. Difficilissimo. Soprattutto in questa fase in cui tutto è “mio”, pure la sorella. Mi sta aiutando molto un parchetto autogestito dove porto i poldini quasi tutti i pomeriggi. Un parco creato da alcuni genitori dove vengono lasciati giochi che i propri figli non usano più. Non per forza giochi “da fuori”. Casette, tricicli, cucine, strumenti. Non in condizioni ottimali, ma ancora “usufruibili”.

playground

Nessun gioco è di nessuno, tutti i giochi son di tutti. Un po’ per uno, o insieme. All’inizio non capiva, pensava fosse tutto suo, si arrabbiava se altri bambini giocavano con il gioco con il quale stava giocando lui un attimo prima. Ora piano piano ha compreso che quello che è suo adesso puà essere anche di un altro. E perchè no, ci si può giocare pure insieme. Il prossimo passo sarò far decidere a lui un gioco suo da portare lì (se lo viene a sapere Poldina però…).

Ma la cosa che più di tutte sta riuscendo, è la CONDIVISIONE DEI MOMENTI. Con Poldina inizia a condividere il pranzo e il bagnetto. Con Shaqui la colazione..

dogs and kids, dobermann and kids, dobermann, sharing, condivisione

Poi c’è la sera. Prima di  portarlo a letto abbiamo avuto sempre questo rito: salutare tutti con un bacino. “Ciao papà”, “Ciao mamma”, “Ciao Shaqui”  e ciao anche alla sorellina che sta già dormendo. Condividiamo tutti insieme il suo momento. Sta andando a nanna. Ieri sera, stanchi e distrutti, ci siamo dimenticati di fargli salutare Shaqui. E’ stato lui, prima di entrare in camera, a domandare “AKI???”.

 

5. USCIRE DAI BORDI

e farsene dei propri. Per questo allego foto.

kidsdrawing, disegni sul muro

 

Non sempre fila tutto liscio. Non sempre va come vorresti che vada. Si sbuffa, ci si stanca e la pazienza a volte non è dalla tua parte. Ma ci si prova ogni volta.

Cinque strumenti, qualsiasi persona sarà. Cinque strumenti, qualsiasi sentiero prenderà.

12345751_1665120160439776_753907250_n

 

Evviva Poldino, Evviva i quadri che non si possono “spostare” dalla parete.


Questo post partecipa al tema mensile delle Stormoms: “Educazione, la nostra sfida”, hashtag #EduchiAMO.

 

 

2 comments

  1. Bellissima la cornice mobile, io quando il Jedi ha imbrattato il muro di pastello a cera blu sono quasi svenuta!!!
    Condivido in pieno i tuoi big five, anche se dovrai fare scorte di yogurt con quel ritmo di leccata 😛

Leave a comment

Privacy Preference Center

Close your account?

Your account will be closed and all data will be permanently deleted and cannot be recovered. Are you sure?