IL BARBA – MIO NONNO VIAGGIATORE, MA NON CHIAMATELO NONNO

La Cri - 7 febbraio 2017

Capostipite di una famiglia particolare, caratteristica, a volte grottesca. Fiorentino come pochi, padre di sette figli, di cui sei maschi. Ventitre nipoti, la metà dei quali (tutti non poteva) portava con sé a dormire nei rifugi di montagna. Nessuno lo ha mai chiamato NONNO. Non voleva. É IL BARBA. E quando cercavo di spiegare ai miei amici che avevo un NONNO che si faceva chiamare BARBA e una nonna che per tutti noi nipoti non aveva un nome, ma era semplicimente la mitica LA NONNA NEO, mi guardavano un po’ strano, ma simpaticamente incuriositi.

IL BARBA non c’è più da due anni esatti.

Di lui ci rimangono in mente soprattutto i viaggi. Quelli fatti con la Nonna Neo quando i figli ormai erano cresciuti. Perché con sette figli, per ovvi motivi di budget e di gestione della “mandria”, i viaggi si limitavano all’Italia e a un po’ di Europa.

Una delle cose più importanti che ha voluto lasciare a noi nipoti sono i suoi “tesori di viaggio”, tutti acquistati da popolazioni locali. Li ha catalogati tutti, per non dimenticare la provenienza e la loro storia. Per non lasciar sbiadire ricordi.

Ecco, uno dei miei mille cugini per Natale ha regalato a noi altri un libro dove ha raccolto tutte le sue storie, di vita, di lavoro e per l’appunto, di viaggi. Storie che in parte aveva raccontato a voce a anche a me, in parte non sapevo. Uno dei più bei regali di sempre.

Ho che ha viaggiato veramente ovunque. Tutti i continenti.


Continente americano:
 Messico, Guatemala, Isole Galapagos, Ecuador, Perù, Bolivia, Colobia e Brasile

Continente australe: Nuova Guinea e Nuova Zelanda

Continente asiatico: Giappone, Cina, Birmania, Thailandia, Filippine, India, Nepal, Yemen del nord, Israele e Palestina

Continente africano: Marocco, Etiopia, Senegal, Niger, Chad, Guinea Bissau, Ghana, Nigeria, Congo, Zaire, Camerun, Kenya, Tanzania, Sudafrica

e infine Antartide.

travel, sahara, desert

E un fatto curioso è successo proprio in Antartide, quando mia nonna cadde dal gommone che li stava portando sulle “spiagge di ghiaccio”, e fu salvata dal capitano della nave (Schettino, me stai a capì?).

E un altro è successo in Ecuador, quando si sorprese di vedere alcuni passeggeri sui treni che sedevano anche sul tetto delle carrozze. E lui si mise sopra seduto con loro, cenando con loro con un casco di banane. E mia nonna, arrivati alla loro fermata non lo riconosceva più perché aveva la faccia annerita dal carbone.

E la parte sui viaggi finisce con una riflessione del Barba, che ritornando dallo Sry Lanka rimase stupito nel vedere poche ore prima bambini con la pancia gonfia, con problemi di salute o di cibo, ma pronti a sorriderti e poche ore dopo, a Zurigo, in attesa del treno per Milano, donne e uomini con vestiti e gioielli appariscenti, e non un sorriso sui loro volti.

E dopo questa contraddizione diceva sempre

“E tu sei convinto che siamo noi gli ispiratori del progresso, quelli da prendere ad esempio? Pensi che siamo noi la vera civiltà da imitare?”

 

E con questa domanda in testa guardo la collana fatta di corda e pietre, appartenente alla tribù dei TUAREG, che mi ha regalato prima che mi trasferissi a Roma. Non l’ho mai messa perché non ho mai avuto l’occasione giusta e un po’ perché oh…le pietre pesano. Ma la tengo custodita nel mio cassetto dei “tesori”. Perchè sì, anche io ne ho uno.

tuareg, travel

 

Penso a lui, al suo modo di fare testardo, toscano e pieno di passione.

Penso alla sua voce al telefono, quando mi chiamava per farmi gli auguri del compleanno, sistematicamente tre giorni prima. Non perché si sbagliasse, oh no, ve l’ho detto, lui catalogava tutto. Chiamava prima perché aveva paura di dimenticarsene dopo. E voleva essere il primo.

Se non mi trovava lasciava un messaggio in segreteria. E la sua voce squillava per la casa. E ogni volta il messaggio iniziava così:

SCIAO HRISTINA! SONO IO! SONO IL BARBA

 

Penso ai suoi ultimi anni di vita, quando la vista piano piano lo abbandonava. Ma con quei suoi occhi azzurri e chiusi iniziava racconti fantastici capaci di farti vedere lo stesso mondo che aveva visto lui nei suoi viaggi.

Penso ai poldini, sperando che un giorno riescano a porsi la stessa domanda che formulò il Barba in quella stazione, con la stessa intensità, trovando forse una loro personale risposta.

Si viaggia anche così, coi nonni girovaghi, coi cugini che scrivono, col sogno di intraprendere le stesse orme, almeno la metà della metà, e di far nascere la stessa curiosità di mio nonno, IL BARBA, anche ai miei figli.

Perché se le disponibilità o le possibilità per partire possono venire meno, la curiosità, quella, non deve mancare mai.

nonni

2 comments

  1. Io non ce la faccio a leggere tutti i blog che vorrei leggere. Ma molti li ho in un folder apposta, e ogni tanto ci torno, a giro. E oggi non è che “mi sei toccata tu”… è che avevo voglia di venire qui. E ho fatto un viaggio bellissimo. Mi hai emozionata e anche dato da riflettere. E poi c’è un viaggio nell’amore, oltre a tutto il resto. Davvero bello, grazie.

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