ALLE MAESTRE DEI POLDINI

La Cri - 30 giugno 2017

Stamattina è stata come tante altre. Ci siamo alzati, ho preparato la colazione a Poldino fatta di yogurt bianco, miele e biscotti e un biberon di latte a Poldina. Li ho lavati, dopo una notte caldissima passata più a sudare che a dormire e li ho vestiti.

Ho sistemato le cose in cucina, ho rifatto i letti e siamo usciti tuttie 4 + 1 insieme. Come facciamo ogni mattina da tre anni. Da un anno e mezzo con con una poldina in più.

Alle 9 eravamo lì, a percorrere in salita quelle scalette ormai di famiglia, lì tutti davanti al portone dell’asilo nido, come sempre, come ogni giorno feriale della settimana.

Una serie di azioni che siamo abituati a fare ormai ad occhi chiusi. Solo che stavolta gli occhi nascondevano, in modo maldestro, le lacrime.

OGGI PER I POLDINI ERA L’ULTIMO GIORNO DI ASILO.

Sì certo, rimane aperto fino a fine luglio, come tutti i nidi, ma i Poldini a luglio staranno con me. E dopo la seconda del mese partiranno con noi alla volta della Liguria, per poi cominciare una nuova vita in quel di Rho a settembre.

Per i poldini saranno gli ultimi venti giorni qui a Roma. E questo sarà l’ultimo in compagnia delle loro maestre.

Ed è a loro che mi rivolgo oggi

A lei, bionda, più romana di me anche se nata a Praga. A lei che si è fatta cambiare di classe in questi tre anni per seguire Poldino. O come l’ha sempre chiamato lei “Andreino”. Perchè di Andrea ce ne sono tre in quel nido. Un Andrea gigante della materna, un’Andrea femmina e Andrea mio, minuto: Andreino.

Lei che l’ha sempre chiamato “il mio scricciolo” e quando ha visto che dicendo così aumentava la pigrizia del suddetto, ha cambiato nomignolo e lo chiama “il mio gigante”. Lei, che mi ha sempre chiesto quando saremmo partiti d’estate per far sì che alla recita di fine anno ci fosse anche lui. Lei che per me è stata un aiuto FONDAMENTALE. Un aiuto per me, che non ne sapevo nulla di bambini e che non avevo una mamma vicino  con la quale sfogarmi ed esporre i miei dubbi senza vergogne. Un aiuto per me, che spesso andavo in difficoltà per le cose che ora sembrano semplici e banali. Un aiuto per tutte le volte che avevo bisogno di risposte o semplicemente capire COME SI FA. Lei che è stata lo stimolo definitivo per farlo camminare all’alba dei 16 mesi suonati, lei che mi ha aiutato quando non ne voleva sapere di masticare e che mi mandava messaggi

“HA MANGIATO LA MELA! A MORSI”

“NON CI CREDO! GRANDE, MANDAMI IL VIDEO!”

e mi mandava il video.

Lei che è stata un aiuto decisivo quest’anno per il famoso e temutissimo spannolinamento.

“HA FATTO CACCA NEL VASINO!”

“NON CI CREDO!! DAJE!

però no ecco, il video della cacca non l’ho chiesto.

Lei che è sempre stata anche un’amica. Che mi scriveva per aggiornarmi sugli ultimi concerti di Bruce Springsteen, forte passione comune. Amante dei viaggi e delle bici, come me. Lei con la quale mi sono spesso presa dei caffè e abbiamo una birra che ci aspetta prima della grande partenza.

Lei che lo ha sempre preso per mano.

teaching

Lei, che quando è insieme a Poldino me lo rende un bimbo dai super poteri. Dolce, ma determinata. Decisa, ma tenera. Empatica, ma che non molla. Lei che ha capito benissimo com’è mio figlio: pigro, furbo, dolce e tenero. E permaloso. E quando c’è da sgridarlo lo sgrida, quando c’è da stimolarlo lo stimola, quando c’è da coccolarlo lo coccola. E lui, in tutta risposta, le dà i bacini sul nasino.

Lei che vorrei far entrare nello zainetto di mio figlio per portarmela su a Rho. In modo tale che possa tenergli la mano quando dovrà affrontare nuove sfide e nuove avventure in una scuola nuova. In in posto nuovo.

A lei, JITKA, nome che ho sempre sbagliato scrivere, dico GRAZIE.

E dico Grazie anche anche a Viki, la maestra che ha accolto Poldina quest’anno, primo anno per la piccola poldis di casa. Non potevo desiderare persona migliore per la mia selvaggia e irrefrenabile Hooligan. Così esperta e così docile. Ha sempre una soluzione. Viki che vuole bene ai poldini così come vuole bene a Shaqui. Viki, verso la quale Poldina corre ogni mattina, se la vede. Se non la vede, si mette a far protesta.

E grazie anche a Claudia: la ragazza dalla vocina dolce. Tutti noi dovremmo avere una Claudia come sveglia. Qualsiasi sia il problema del mattino, qualsiasi sia il pianto o il capriccio poldico di quel momento, se ad aprire la porta c’è lei con quella sua treccia scura e quel suo “BUONGIORNO” così dolce, i pianti istantaneamente smettono. Entrambi i poldini le salgono letteralemente in braccio, sapendo che le sue coccole, al mattino, sono le migliori.

Grazie anche a tutte le altre, con le quali ho interagito meno per mancanza di tempo o incroci, ma che so essere state d’aiuto sempre e comunque. Grazie ad Anna, la cuoca che mi ha fatto scoprire un mondo di ricette. Grazie a Susy, sempre energica, grazie a Federica, così calma e tranquilla e grazie a Michela, che come mette in riga lei i bimbi senza imporsi nessuno mai. Grazie anche al maestro Angelo che ho sempre pensato fosse il maestro di inglese invece era quello di musica. E grazie al “TEACHER”maestro d’inglese che ovviamente io scambiavo per quello di musica. Che arrivava in moto accolto da un coro di “YEEEEAH” dai bambini.

 

Grazie Grazie Grazie.

Quasi quattro anni fa chiamai insicura “Salve, sono una quasi neo-mamma, vorrei venire a vedere il vostro nido”.

Ora sono qui, col magone, con un bel po’ di panico, ma devo ammetterlo, più sicura. Ho imparato a capire meglio i miei figli. Ho imparato a parlare un linguaggio poldico. Tutto questo, anche e soprattutto grazie a loro.

E alle 16 sarò lì, e lì vedrò scendere da quelle scalette, perlustrando ogni angolo per scovare qualche coccinella, o formichina, o foglia da farmi notare. Per un’ultima volta. Ma siamo pronti, quasi.

children

 

Nuove avventure ci aspettaranno, nuove scuole ci attendono. Ma quello che abbiamo imparato rimane.

Tutto lì, custodito nei loro zainetti.

adventure, backpack

 

 

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